l Gamer May Cry: RECENSIONE - Murasaki Baby: una bimba tutta italiana
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venerdì 26 settembre 2014

RECENSIONE - Murasaki Baby: una bimba tutta italiana

PSVITA 

Murasaki Baby è il primo gioco del team italiano Ovosonico, che ha incuriosito tutti sin dall'annuncio per il suo look particolare.
Il nostro compito in questa avventura “alternativa” è accompagnare la protagonista, Murasaki Baby (bambina viola), alla ricerca della
mamma, guidandola in un mondo a metà fra il weird-cartoon ed il disturbante di stampo burtoniano, avendo cura, oltre che della bimba, anche dell'inseparabile palloncino a forma di cuore di cui bisogna impedire ad ogni costo lo scoppio, pena il game over.


Per fare avanzare la bambina nel livello di turno bisogna “prenderla per mano e trascinarla in avanti”, in senso letterale, a mezzo del tocco con le dita sul touch screen della console. Sempre mediante comandi touch è possibile guidare il palloncino qualora sia necessario schivare oggetti contundenti.

Il gioco propone per l'appunto ostacoli di tipo puzzle platform, e nonostante sia ben lontano dal voler essere impegnativo, propone un level design piacevole nel suo dispiegarsi, condito di idee originali, anche grazie all'uso piuttosto creativo delle caratteristiche della console.

Feature riuscita e caratterizzante della produzione è infatti la possibilità di cambiare fino a 4 sfondi (tutta quella parte della scena che non è in primo piano), diversi per ogni area, sfiorando il touch posteriore, ai quali è legato un evento-effetto (da avviare sempre mediante l'uso del retro touch) necessario per superare gli ostacoli che ci troveremo ad affrontare.
Va dato merito al progetto di aver portato avanti con convinzione la costruzione di un gameplay che mette per davvero al centro delle interazioni le “caratteristiche moderne” di PS Vita come il doppio touch (anche con situazioni multi touch) ed i sensori di movimento, aspetti trascurati il più delle volte dalle produzioni ospitate da questo hardware.

Tali caratteristiche sono davvero ben contestualizzate all’interno del gioco, al punto che a momenti potreste quasi essere indotti a pensare che gli ingegneri hardware di Sony le progettarono pensando esattamente a questi utilizzi ludici; il retro touch in particolare sembra essere nato nella mente del gigante nipponico proprio con lo scopo di cambiare il fondale di un livello.
Fatti i dovuti elogi, non posso esimermi dall’ammettere che se fosse stato disponibile in alternativa un layout di controlli via tasti, probabilmente l'avrei preferito: questo Murasaki Baby, se da un lato mostra quanto più interessanti appaiano certe idee quando legate al touch, dall’altro conferma quanto la reattività ed il feeling dei controlli via pulsanti siano irrimediabilmente ben altra cosa in termini di affidabilità. A tal proposito, non è raro spazientirsi in alcune situazioni.

A qualche impaccio nel controllo è da aggiungersi l'ansia da bug che il gioco disgraziatamente mette addosso al giocatore sin dai primissimi minuti.


Le incertezze in tal senso si sprecano: al “pronti via” sono incappato in un paio di bug relativi al palloncino, questo infatti non veniva ben impugnato dalla bimba e restava a fluttuare in modo anomalo.
Preventivabili e tollerabili i saltuari cali di frame rate, il punto è che se si è sfortunati si incappa in situazioni ben peggiori: intorno alle fasi finali del titolo ad esempio il gioco si è prima freezato per qualche istante, poi, senza che toccassi nulla, mi ha riportato al menù principale di PS Vita. L’episodio fortunatamente non ha danneggiato i progressi fatti nell’avanzamento, ma non sono comunque disturbi alla fruizione scusabili.
Tali magagne tecniche non incidono gravemente sul giocato, è giusto precisarlo, nulla che un game over non possa risolvere, ma denotano un prodotto che in quanto a programmazione avrebbe necessitato di maggiore attenzione, specie considerando poi che la durata dell'avventura è decisamente breve.

Al netto di queste considerazioni, la maggiore attrattiva del titolo è indubitabilmente la sua estetica.

L'Italia è famosa in tutto il mondo per lo stile nell'abbigliamento, nelle autovetture, negli arredamenti... Se questo è solo l’inizio del team, chissà che in futuro proprio grazie alla spinta di Ovosonico non venga riconosciuta alla nostra nazione tale dote anche nei videogiochi.

Il comparto artistico di Murasaki Baby è indubitabilmente pregevole nel suo vivere di contrasti assai originali e disturbanti. Senza fare spoiler alcuno, per fornire un esempio esplicativo del concetto è sufficiente partire dal design della protagonista, chiaramente pensato per suscitare tenerezza – del resto parliamo pur sempre di una bambina – ma al medesimo tempo inquietudine, quest’ultima indotta dal viso sottosopra, dai capelli radi e dal sorriso sdentato.
Il mood “malsano” si respira dunque sin dal primissimo sguardo alla protagonista e la farà da padrone per tutto il corso di questo viaggio costellato di vibranti chiaroscuri incasellati in fondali dai colori cupi ed acidi.

Alle orecchie dei più avvezzi alle piccole produzioni tanto sperimentali sul fronte visivo, tali considerazioni suoneranno forse come banalità, eppure in questo caso la cura formale per il singolo fotogramma ed il potenziale emotivo dello stesso trascende per davvero il livello medio, pur apprezzabilissimo, cui ci hanno già abituato tanti titoli indipendenti.



Questa grande attenzione per la componente emozionale è ravvisabile anche nella cura di certi altri dettagli dispensati lungo tutto il corso di gioco; non è un mistero ad esempio che la scelta di affidarsi ai già analizzati controlli touch derivi anche dalla volontà artistica di creare un contatto, il più fisico possibile, fra la bimba ed il giocatore, in una sorta di Ico rivisitato.

Murasaki Baby è un gioco dannatamente d'atmosfera anche grazie alla tanta cura del comparto sonoro (Ovosonico, c'era da aspettarselo): si è ascoltatori per lo più di rumori ambientali che accompagnano l’avanzamento in modo davvero eccellente ma quando si leva il suono della chitarra è pelle d'oca vera. Da giocare rigorosamente in cuffia.

Quanto dura questa bizzarra esperienza? Vale il tempo i denari per essa spesi?
La durata è attestabile intorno al paio d'ore e no, non ci sono motivi ludici per ricominciare l'avventura: mancano dei livelli di difficoltà e trattandosi di un gioco basato sugli “enigmi ambientali” regolati da precisi script, terminato il viaggio una volta, le soluzioni nelle run successive non cambiano e semplicemente il copione si ripete.
Il fattore longevità potrebbe comprensibilmente suggerire di aspettare un calo di prezzo, perché sì, Murasaki Baby non è una killer application PS Vita, ma senz'altro per la sua originalità artistica e comunicativa (perni e motivi principali dell'acquisto) è un’esperienza presto o tardi da provare per ogni possessore della portatile Sony.

E’ insomma un esordio convincente quello del team italiano capitanato da Massimo Guarini, un esordio che dimostra coraggio, capacità artistiche rare e buone intuizioni di gameplay; qualcosa che promette bene in Italia ancora c'è, ci aspettiamo perciò grandi soddisfazioni in futuro da Ovosonico.


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