l Gamer May Cry: SPECIALE -The Witcher III: Il tempo del disprezzo e della comprensione - PARTE II



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giovedì 30 giugno 2016

SPECIALE -The Witcher III: Il tempo del disprezzo e della comprensione - PARTE II

IL FINALE DEL MULTIVERSO: CIRI MUORE

PC | PS4 | XBOX ONE

Prima di perderci in una esaustiva spiegazione dei finali, permettetemi una doverosa premessa, assai importante per questa disamina. Le classificazioni come bad-ending o good-ending sono categorizzazioni inventate di sana pianta dai giocatori per classificare un'esperienza difficilmente unidirezionale. Ogni finale è un epilogo prezioso ed è il giusto coronamento delle scelte del giocatore.
Quindi non trovo corretto declinare un finale ad essere brutto o bello. Ogni finale è un finale. Una conclusione dell'avventura che a suo modo sancisce e dona enormemente peso, all’economia del gioco di ogni gamer e di come questi ha portato a termine la lunga quest del Lupo Bianco. Un finale che rende grazie del giocato. Se poi tale conclusione non riscontra i gusti di un pubblico, votato ad epiloghi decisamente buonisti, questo è tutto un altro problema, ed è legato essenzialmente alla prospettiva e alla sensibilità di ogni giocatore o giocatrice.

I finali che si possono raggiungere in The Witcher 3, sebbene con numerose variazioni alla materia, sono 2. Riassumendo e sfrondando ogni sua complessa ramificazione che ci porterebbe troppo lontano (tali diramazioni portano fino a oltre 36 variazioni per ogni finale), il fulcro dei finali di TW3 è solo un multiplo di 2.
Uno in cui Ciri si sacrifica, non uscendo dal portale della torre, ed uno in cui torna sui suoi passi, scegliendo la corona di Nilfgaard oppure una vita libera assieme a Geralt.

Ma c’è molto altro da dire, vediamoli nel dettaglio.
Cominciamo con il finale "Qualcosa Finisce, Qualcosa Comincia" detto anche impropriamente "Finale Cattivo".
Anzitutto, mi preme necessario stabilire e confutare, almeno fin dove riusciamo; poiché il gioco non vuole spiegare dettagliatamente questi aspetti, che per fermare una profezia o scongiurare un evento catastrofico, come il Bianco Gelo, è necessario per forza di cose compiere un sacrificio. Mi pare ovvio specificarlo, ma in realtà non è così ovvio come può sembrare. Molti giocatori sono convinti che Ciri, dopo essere entrata nel portale e dopo “aver risolto” in qualche modo la profezia, è pronta a vivere la sua vita da striga al fianco di Geralt, Yennefer, Triss e il resto dell'allegra combriccola, una volta assolto il compito. Beh, non è andata esattamente così, non proprio, diciamo.
Ciri si deve immolare per “sconfiggere” il Bianco Gelo, questa è una condizione fondamentale. Tutto il gioco e anche le battute finali nell'epilogo, lo dimostrano in maniera quantomeno cristallina, eppure, ed incredibilmente, a molti sorgono dubbi. Compito mio dissiparli.

Poniamo il caso che Ciri, per sventare la Profezia del Bianco Gelo dovesse semplicemente entrare nel portale, compiere un qualche strano rituale (che non ci è dato a sapere), ed uscire incolume.
Ma se scongiurare la profezia era così semplice, Avallac'h, il saggio elfico che sappiamo essere un agente avversario di Geralt, poteva semplicemente spiegare al Lupo Bianco la situazione. Assicurandosi la sua lesta collaborazione e senza colpo ferire.


               Del resto è sufficiente immaginarsi un dialogo simile a questo :

“Lupo Bianco necessito del tuo aiuto, la piccola rondine deve entrare dentro un portale e sventare una profezia millenaria…ci vorranno pochi attimi al massimo..entra ed esce, senza un graffio "

Nemmeno volendo, può essere letta in maniera così semplicistica questa presunta eventualità. Si aprono tanti fragili interrogativi con queste premesse. Anzitutto Geralt non si sarebbe mai opposto ai tentativi brutali di rapimento della Caccia Selvaggia, Il braccio “armato” degli Aen Elle. Perché mai Geralt avrebbe dovuto opporsi ? Perché mai avrebbe dovuto sterminare tutti i comandanti della caccia Selvaggia e i suoi Cavalieri Rossi se non c’era alcun pericolo che minacciava la sua piccola Zirael? A maggior ragione la Caccia Selvaggia non avrebbe nemmeno cercato di catturare con la forza Ciri, delegando ad Avallac’h ogni politica di recupero della piccola rondine, senza nemmeno far uso della loro immensa forza. La politica avrebbe sicuramente funzionato meglio. La Caccia Selvaggia, dopotutto, è composta da elfi, notoriamente poco inclini ad usare la forza, il sotterfugio è invece assai più remunerativo per questa astuta razza.
Geralt, fino alle battute finali,  è pronto a passare a fil di spada persino il saggio elfico Avallac'h. Se la piccola rondine non corre alcun rischio, perché farlo?
Era sufficiente spiegarlo del resto, Geralt avrebbe acconsentito senza nemmeno estrarre una spada, anzi, per tutta risposta, avrebbe verosimilmente permesso a “sua figlia” di infrangere la profezia se non si profilava alcuna ombra di un pericolo.

Perché dunque non l'ha fatto?

Ma è ovvio : perché Ciri deve donare la sua vita per fermare la profezia. Il sacrifico è l’unica scelta che viene verosimilmente posta al giocatore, ed è l’unica congiuntura sensata di questo finale multi-sfaccettato, degno però di un perfetto senso compiuto. Ed è anche l’unica remota possibilità che Geralt vuole evitare : la morte della sua amata figlia adottiva.

Quindi…

Quindi il finale in cui Ciri si sacrifica e Geralt si lascia morire è il più corretto?
Non del tutto. Ogni finale ha una doppia lettura, una dedicata al mondo che ospita tutti questi grandiosi personaggi ed una dedicata ai protagonisti di questa complessa scacchiera. Ciri entra nel portale e possedendo il sangue antico sventa la profezia del Bianco Gelo con il suo sacrifico.
Ovviamente questa scelta apre un finale molto amaro per Geralt, il nostro eroe.
Nel momento in cui Ciri, ragione di vita per Geralt, si sacrifica, egli perde completamente il suo posto nella storia, lasciandosi morire perché non trova più spazio ne umanamente ne narrativamente nella vicenda che ha vissuto e che noi abbiamo vissuto con lui. La sua morte equivale alla distruzione del suo personaggio, alla rimozione dalla storia. 
Kaer Morhen non è più una casa, vuota e piena di ricordi dolorosi, la morte del mentore e maestro Vesemir, la morte della piccola Ciri è il colpo di grazia per il Lupo Bianco. 

Un momento indimenticabile che ha tenuto tutti con il fiato sospeso 

Ciri la figlia per cui ha abbandonato e rischiato tutto è morta, forse anche i rapporti con le maghe non sono più sufficienti a tenerlo vivo, sia che si tratti di Yennefer o Triss. Nei libri della saga si percepisce maggiormente il profondo legame affettivo tra Ciri e Geralt, che porta il Lupo Bianco a viaggiare per mezzo mondo, pur di ritrovarla, affrontando maghi, agenti di Nilfgaard e spietati cacciatori di taglie.
Il sacrificio di Zirael "per il mondo" salva tutto ma condanna Geralt di Rivia a morte. Ciri ovviamente non può sapere che facendo questa scelta, uccide indirettamente l'amato padre adottivo. Questo finale, drammatico e davvero “polacco” chiude davvero la trilogia di Geralt di Rivia, non come ci si aspetta, ma del resto la vita spesso pone dinnanzi a scelte amare, facendo leva sulle responsabilità, non sempre è un cammino facile. 
Se si è capito la narrazione aspra e senza fronzoli dei CDPR, che ha avuto modo di spiegarsi nel corso di ben tre opere videoludiche, in maniera chiara e con un linguaggio spesso adulto, non si può non convenire con questa visione.

D’altra parte però, il mondo è salvo, tutte le razze sono state salvate, elfi, nani, umani e tutti i popoli invisibili di questo mondo, dalle driadi ai folletti.
Il più drammatico finale che si raggiunge nel gioco, e che segna la morte del protagonista, è in pratica il migliore per il mondo che ospita tutte queste pedine su questa complessa scacchiera di caratteri colorati, infusi tra leggende e profezie, di una terra talvolta gelida ed affascinante, oppure assolata e brutale.

La scelta al sacrificio di Ciri salva tutti.

IL FINALE DEL MULTIVERSO: CIRI VIVE

Stabilito questo passaggio, passiamo al finale in cui Ciri esce dal portale.
I CDPR giocheranno abilmente con la narrazione, facendoci credere fino all'ultimo del sacrifico di Ciri, ma Zirael nel secondo scenario, uscirà dal portale dimensionale della torre di Gvalch'ca.
Preliminarmente, la lettura che credo vada scongiurata ad ogni costo è che Cirilla entri nel portale, si trovi dinnanzi ad una qualche manifestazione del Bianco Gelo, spirituale o fisica, compia un qualche strano rituale (sconosciuto) e torni sana e salva, senza nemmeno un graffio. 
Obiettivamente questa spiegazione è fin troppo ingenua. E' incongruente questa eventualità perché come precedentemente sollevato, Ciri non ha nessuna conoscenza di cosa o come fare per annientare la Profezia, oltre a questo si distacca dallo stile drammatico dei CDPR, che spesso contempla tonalità di grigio e non bianche o nere. E’ infatti il suo sacrifico ad essere evocato, non strani incantesimi o strani ed indecifrabili rituali. C'è anche la possibilità secondo alcuni, che nel momento cruciale sia il sangue dormiente di Lara Dorren a destarsi e ad agire in maniera autonoma, come accadde quando la Caccia Selvaggia attacca Kaer Morhen, dopo aver visto "nonno" Vesemir morire. Anche questa è una ipotesi molto interessante, ma non trova alcuna conferma visiva ne narrativa, quindi non credo sia da prendere in esame, oltre a questo non cambia la lettura del finale.


Abbandoniamo solo per pochi passaggi il gioco e colleghiamoci direttamente all'interpretazione della famosa profezia di Itlina/Ithlinne da parte di Nimue, una maga/veggente che appare nell'ultimo libro della serie dei libri di A.Sapkowski - "La Signora del Lago" - anche qui troviamo qualche passaggio molto significativo che ci aiuta nella formazione teorica:

“ Itlina aveva visto giusto. La sua profezia si sta realizzando. Il mondo perirà sotto uno strato di ghiaccio. La civiltà perirà per colpa della Distruttrice, che avrebbe potuto, avrebbe avuto la possibilità di aprire la via della salvezza. Come sappiamo dalla leggenda, non l'ha fatto “

Non è forse straordinariamente chiaro questo passaggio?


Prendendo materiale pre-esistente, i CDPR hanno plasmato il finale della loro trilogia, senza intaccare in alcun modo l'universo narrativo di The Witcher, ma anzi impreziosendo ambedue le opere, in una maniera decisamente inaspettata. Hanno sapientemente sfruttato "la leggenda" raccontata e tramandata dai personaggi nei libri, usandola come ponte di collegamento per il loro ultimo gioco.
Non dobbiamo mai dimenticare che i giochi nascono per omaggiare i lettori dei libri e non il contrario.

Torniamo ad un passaggio specifico di Nimue, a quel fatidico "Non l’ha fatto".

Ciri non ha "salvato" il mondo.
Stando alle informazioni di Nimue, Ciri non salva il mondo, ma anzi, facendo una scelta apparentemente egoistica lo condanna al Bianco Gelo. O meglio, cancella l'unica possibilità (ella stessa) di porre rimedio alla consumazione inesorabile del Vecchio Mondo.
Possiamo persino decompilare la profezia passo-passo per approdare ad una interpretazione ancora più efficace:
"Itlina aveva visto giusto. La sua profezia si sta realizzando. [meccanismo naturale della glaciazione in movimento] Il mondo perirà sotto uno strato di ghiaccio. La civiltà perirà per colpa della Distruttrice [Ciri] che avrebbe potuto, avrebbe avuto la possibilità di aprire la via della salvezza [il suo sacrificio che apre il portale] Come sappiamo dalla leggenda, non l'ha fatto" [anteponendo l'amore o corona]"

Nel finale, come sicuramente ricordiamo, quando Ciri oltrepassa il portale dimensionale, emergono i suoi ricordi, riflesso delle scelte dei giocatori, questo è un passaggio importante di ambedue i finali, che non differisce mai. In tutti i finali si presenta la stessa identica sequenza:
"Ciri si teletrasporta, cade all'indietro per colpa di una raffica di vento magico che d'improvviso la investe. Si rialza ed avanza a fatica, a un certo punto si staglia dinnanzi a lei, come un pallido spettro, una luce accecante: il Bianco Gelo. In quel momento Zirael ha un attimo di esitazione, subito dopo parte una sequenza riassuntiva dei suoi ricordi (belli o brutti che siano). Un attimo dopo, la visuale torna su di lei, che riprende la camminata lenta e faticosa. La visuale torna da Geralt che nel frattempo sta osservando il portale nel quale è entrata sua figlia adottiva. All'improvviso si sente un gran boato e lo 'scudo' di ghiaccio attorno alla torre si rompe in mille pezzi...
Ciri quando entra nel portale, si dirige convinta alla sua immolazione ma finalmente capisce che sta lasciando qualcosa di infinitamente più importante e prezioso della salvezza dell'intero mondo. Zirael sta lasciando per sempre Geralt, il suo vero padre e Yennefer sua vera madre.
Non c'è un filo di vigliaccheria in questo struggente finale, come invece è stato liquidato da molti giocatori, quando sono state raggiunte le medesime considerazioni.
Questo non è forse il miglior finale al quale si può ambire in fin dei conti? Non è la più degna delle conclusioni? Non è la migliore chiusura in definitiva?
L'amore che sconfigge la profezia? No, l'amore che si sostituisce alla profezia con una forza erosiva.


Un lungo dialogo della ragazza nella capanna sull'Isola delle Nebbie assieme a Geralt, chiarisce meglio la sua posizione. Va prestata attenzione a questo stupendo scambio di battute. Ciri capisce benissimo il suo ruolo, capisce benissimo la sua "funzione" in questa storia, tantopiù che proprio nel concitato finale, Ciri è ormai rassegnata. Remissivamente la ragazza accetta il suo destino, comprende che il suo sacrificio è l'unica possibilità per la salvezza di tutti coloro che ama. La ragazza vuole davvero sacrificarsi come i saggi elfici le hanno imposto di fare. Loro motivati dall'egoismo di vivere per altri diecimila anni, lei spaventata delle sue responsabilità e da quella scelta così insopportabile. 
Ma mentre la piccola rondine si avvicina al Bianco Gelo, o alla sua manifestazione fisica, lei ricorda [parti giocate a seguito di scelte specifiche] e decide di tornare indietro. Il giocatore non vedrà il risultato della scelta se non nelle battute successive, concretizzandosi. Lasciando in sospeso il giocatore, tra l'incredulo e l'affranto, temendo il peggio per la propria indimenticabile avventura ed il suo epilogo.


I CDPR, con questo finale, hanno dimostrato di aver compreso perfettamente l'indole della Cirilla dei libri di Sapkowski. Trasportandola nel loro ultimo gioco con una chiarezza di intenti ed una perfetta comprensione del personaggio e delle dinamiche della sua indole caratteriale (ribelle fino alla fine).
L'indomita cavallerizza, la sbarazzina ragazza dai capelli biondo cenere, la tagliagole dei Ratti, la principessa dal trono usurpato, sempre pronta ad incredibili esplosioni d'allegria e profonde malinconie, è stata rappresentata in maniera perfetta proprio nella scelta finale: un insostituibile, prezioso, atto ribelle di amore.

Nell'ultima parte di questo lungo speciale ci congederemo spendendo qualche ulteriore considerazione sui cattivi di questa autentica epopea e qualche considerazione aggiuntiva.


Lo Stile elfico inconfondibile - Il Grande Ingannatore -

Va faill hanse

4 commenti:

  1. Ciao Ale sono Chry :) . Bellissima seconda parte. Posso esprimerti la mia interpretazione? Io credo che Ciri non muoia in alcun caso, in nessuno dei due finali. Nel primo caso, quello che lei non fa ritorno, vediamo i flashback di geralt che la rimprovera, mentre nel secondo caso vediamo Geralt che la asseconda. Io credo che nel primo caso Ciri pur di non diventare un peso per Geralt decide di lasciarlo libero dalla sua presenza. Sa bene che il lupo bianco la ama al di là di ogni cosa, così quanto lei ama lui, ma le loro vite non possono combaciare in pace, così decide di andarsene chissà dove e di non tornare, ma senza impedire il bianco gelo. Geralt si lascia morire? Siamo certi? Non ne vediamo la morte. Io l'ho intesa diversamente, lui si reca nella casa delle megere e attende... attende la terza megera :) . Quella che si è salvata dallo scontro con Ciri. Ovvio, la scena è buttata giù per farci intendere che lui si lascia morire, ma io la voglio interpretare così invece. Nel secondo finale invece lei rivede i momenti con Geralt e dunque decide di tornare indietro da lui, per vivere la vita che ha sempre voluto per se stessa... da witcher. L'unica variabile che trovo forzata è la Cirilla che accetta di diventare regina. Non ce la vedo proprio... ma la si può rielaborare come una maturazione del personaggio che decide di affrontare le sue vere responsabilità. Anche perché il bianco gelo per come la vedo io non è mai stato un responsabilità di Ciri, ma del suo ipotetico bambino. Lei era portatrice dei geni ma il compimento di questi si sarebbe materializzato in un suo figlio. Questa parte resta per me un po' annebbiata. Faccio finta che Ciri abbia realmente la possibilità di fermare il bianco gelo con il suo sacrificio, anche se dentro di me credo che in ogni caso lei non avrebbe potuto compiere questa sua ultima missione :) .

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  2. Di base sono considerazioni molto interessanti, in effetti l'idea dell'allontanamento volontario di Ciri potrebbe anche starci. Solo però se noi non teniamo conto, deliberatamente, di diversi aspetti. Forse dovevo aggiungere che ritengo questa eventualità (la fuga dalle sue responsabilità) abbastanza improbabile, sia seguendo caratterialmente l'agire di Cirilla per oltre 100 ore di gioco, sia per altre motivazioni specifiche. Ho voluto scacciare questa ipotesi, che mi ha tentato, lo ammetto. E anche se parrebbe collegata con il tracciato narrativo del libri (come quando Cirilla decide di raggiungere Avalon) l’ho ritenuta debole e poco funzionante. L'articolo sarebbe stato ancora più dispersivo di quanto già non sia e avrebbe fin troppo confuso i lettori. Ho riflettuto attentamente quindi, su questa ipotesi, e l'ho scartata, sommando ogni aspetto della vicenda tenendo conto del giocato, non credo si incastri. Ma a questo punto, credo sarebbe lecita una dettagliata spiegazione per chiarire perché trovo altamente improbabile il finale "fuga" dalle responsabilità di Cirilla (chiamiamolo così). In primis, Ciri non credo commetterebbe lo stesso errore compiuto nei libri e cioè rinnegare (in qualche modo) l'aiuto che proviene da suo padre. Per tutto il gioco Ciri cerca di evitare di mettere in mezzo Geralt, temendo per la sua vita e per quella di Yennefer. Ma nelle battute finali, Cirilla mostra tutta l'impressione di aver raggiunto una comprensione, specialmente nel lungo dialogo nella capanna, sull'Isola delle Nebbie.
    L’aiuto del padre è un genuino atto di amore. Ciò è anche collegato al fatto che in 5 dialoghi (3 risposte negative bloccano l’accesso al finale “buono”) ma non procediamo oltre o ci perdiamo. Essenzialmente, la colpa del finale “brutto” è diretta conseguenza del giocatore che non ha capito, alla fin fine, l’importanza tra "aiuto e necessità” e di cosa significano per Ciri. Nell’epilogo Zirael apprende ciò che ha sempre saputo: è amata da Geralt, come una figlia. Il Lupo Bianco non permetterà mai che il fardello o la responsabilità cada su di lei, schiacciandola. Sarà sempre pronto a sostenerla e porre rimedio alle sue angustie. La ragazza, proprio nelle battute finali, raggiunge la cognizione (si veda diversi dialoghi in merito, a cominciare da quelli nell'atto IV) che può sempre contare sull'aiuto di Geralt e dei suoi amici, sempre. Quindi, dubito che mollerebbe lo strigo così su due piedi. Dimostrerebbe di non aver capito niente, dimostrerebbe di non aver realizzato l'amore provato dai suoi genitori, l'amore che la tiene legata a Geralt, avrebbe tradito la sua fiducia e avrebbe scansato senza una valida giustificazione (che invece trova conferma nell’analisi) il suo posto e il suo dovere. Perché scappare poi? Perché fingersi morta o addirittura scomparire? Sarebbe un gesto di puro egoismo, poiché giunti a quel punto, il cammino di maturazione di Ciri è completo. Diverso è invece l’egoismo “volontario” che Ciri manifesta: ella non fugge dalle responsabilità ma le sostituisce. Specialmente, quale senso avrebbe una fuga? Senza aver assolto il compito e senza aver affrontato quello in fondo al suo cuore, oltre che il Bianco Gelo. TW3 è anche un percorso di maturazione, per certi versi del personaggio di Cirilla, scappare non farebbe che riportare il personaggio dentro un uroborico percorso di non maturazione. Non dimostrerebbe altro che “Ciri è ancora una bambina”…è ancora lontano sia dal portare il peso di una corona, sia diventare una Witcher. Poniamo il caso che Ciri decida, una volta oltrepassato il portale, di scappare nuovamente da Geralt (o dalle sue responsabilità), questo sì, che opportunamente tradotto, sarebbe un gesto assai egoistico ed in fin dei conti abbastanza gratuito. Una azione sconsiderata che non porterebbe a conti fatti, a nulla, di effettivo.

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  3. Laddove il sacrificio, nella narrazione, blocca un evento, ma "sblocca" una diretta conseguenza.
    Non posso non chiedermi poi..per andare dove? Per quale motivo? E questa incapacità di combaciare le vite dove si rintraccerebbe nei gesti? Questi aspetti non mi convincono e non mi hanno fatto vedere il finale in questo modo. Si tratta, sempre e comunque di interpretazione, come ho specificato nella prima parte ma nello stesso modo, qualcosina di più attento che “per me è andata così”.
    Ho semplicemente reso pensieri compiuti quello che il gioco ha voluto trasmettermi. Non mancano punti oscuri ovviamente, come ad esempio come Ciri si renda necessaria per la profezia e viceversa, oppure la prole (menzionata ma mai di fatto messa in gioco)

    Per quanto riguarda il finale "amaro"..è possibile che Geralt non muoia ma tutto sembra propendere per quella ipotesi. Anche se sopravvivesse (e questo non è in fin dei conti importante) è il mondo a rendere grazie del sacrificio di Ciri, non i personaggi. Se invece, come teorizzi, Ciri è fuggita, la morte di Geralt o la sua sopravvivenza, non hanno alcun senso nell'economia dell’epilogo. A parte questioni "emotive" del giocatore, che appunto, non vuole starci, a rinunciare al proprio personaggio. Essendo perlopiù abituato ad una narrazione più da pancia piena che ad un finale triste.
    Nessun assolutismo ad ogni modo.

    Per inciso, sono impegnato anche nella traduzione dal polacco.
    Questa analisi sarà spedita ai CDPR, sperando in una risposta, ed avvalendomi di un programmatore che conosco.

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  4. Comprendo pienamente ma c'è un dettaglio che mi ha spinto a questo interpretazione, un dettaglio non trascurabile forse :P . Nei libri già sappiamo che Ciri non ha adempiuto al suo compito :) . Io ho preso come punto di riferimento i romanzi dai quali sappiamo che il bianco gelo non è stato mai fermato. Il compito di Ciri era di partorire un figlio in grado di salvare i mondi, ma non lo ha fatto, ha lasciato Yen e Geralt assieme e poi è "fuggita" a Camelot.

    Abbiamo dunque due certezze, la prima è che Ciri materialmente non può fermare il bianco gelo, la seconda che proprio non lo ha fatto.

    Ho quindi poi contestualizzato i finali di TW3 reinterpretandoli a partire dalla NON-eliminazione del bianco gelo, il che mi ha fatto scartare l'idea del sacrificio di Ciri in favore di una ennesima fuga ma non per egoismo, proprio per altruismo.

    Ogni volta che la sua vita incontra quella di Geralt al lupo bianco succede di tutto XD . Rischia continuamente la vita per lei e amore non è anche sacrificare la nostra felicità per quella di chi amiamo?

    Da un punto di vista logico è chiaro che il tuo testo è molto più analitico e oggettivo, ma io ho voluto sognare aggrappandomi a dettagli raccolti nei romanzi :) .

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