venerdì 1 agosto 2014

RECENSIONE - Dark Souls II

PC | PS3 | XBOX 360

Dopo 227 ore, 4 run e il platino è il momento di accomiatarsi da questo Dark Souls 2 (DaS2 da qui in avanti). Ovviamente come da tradizione la prima run l'ho consumata offline, poi mi sono abbandonato a tutte le storture derivanti dall'online (la coop rompe tutto il gioco…) per esaurire i vari obiettivi.
Com’è andata? Abbastanza bene. Poteva essere migliore? Certo, come per ogni cosa nella vita ma in questo caso decisamente sì. Sei soddisfatto? Non molto ma non è un grosso problema. Vediamo di esplicitare.

DaS2 è la risposta gustosamente arcade e gioiosa al modello Demon's Souls (DeS da qui in poi) inaugurato da From Software. Il titolo vince e convince sul piano meramente quantitativo, dove la gran mole di oggetti, armi, nemici, locazioni e lunghezza lorda finiscono con lo sfondamento coatto del concetto stesso di qualità. C’è tanto da fare, da variare, da sperimentare, è un laboratorio di approcci bellici. E’ un titolo lungo 5-6 volte DeS e un 2 volte e mezza il primo DaS, forse non altrettanto complesso ma pieno zeppo di cose da fare e da rinvenire con l’occhio a stats ed equip. In tal senso poco di cui lamentarsi, DaS2 è il più ludico e longevo gioco della serie, da poter affrontare e finire a nastro utilizzando tattiche, armi e armature sempre diverse. Se posso sbilanciarmi, il valore del gioco sta essenzialmente qui e le vostre discussioni in merito sui forum lo dimostrano, lunghe teorie di consigli su cosa ottenere e dove trovarle.

Il titolo è in continua trasformazione, in DaS2 lo spazio-ambiente rinuncia alla verosimiglianza estetica ed esteriore per diventare a tutti gli effetti uno spazio-gioco fine a se stesso. Più ripulito, più versatile, meno cheap di prima. Ma cosa si è perso?


Alcuni Guardiani di Dark Souls II sono esteticamente strabilianti, 
spesso però deficitano di pattern di attacco, minando lo scontro fin dalle prime fasi della lotta.

Il problema è che il gioco prosegue per accumulo, e purtroppo tra riciclo, scarsa ispirazione e troppa varietà relativa si comprende come l’intuito e l’istinto che di primo acchito mi avevano fatto storcere il naso per una paventata semplificazione in realtà non si sbagliavano poi di molto. Anche l’oggetto di culto del videogiocatore di razza versione 2014 può patire l’effetto massificante a forza di reiterazioni e di locazioni poco felici. A patto, ovviamente, di essere un appassionato e un veterano della saga di cui, è il caso di dirlo subito, DaS2 rappresenta l’esponente artisticamente meno ispirato. Una mancanza di stupore che fa arrivare al termine con una stanchezza non adeguata alla risma del titolo e che fa comprendere come qualcosa sia cambiato, non per forza in peggio (per me sì), perché appunto, trattasi della sua versione più divertente in senso stretto.


Uno di quei rari pattern di attacco che lasciano poco scampo 
e lasciano decisamente il segno 

E’ un titolo che parla molto alla pancia ma assai meno al cervello, il risultato di un affastellamento di attese e pretese smaltite da ore e ore di gioco vero senza tuttavia verificarsi le vari condizioni che separano il buon titolo da un’esperienza seminale o, nel caso di un sequel come questo, definitiva e totalizzante.
DaS, ad esempio, aveva saputo giocare la carta della rivoluzione formale e di fatto sostanziale scardinando la struttura palingenetica di DeS e dotando la serie di un open world convincente, in cui i tanti aspetti biasimabili (Kiln, la Tomba dei Giganti e buona parte degli insopportabili Archivi del Duca) si potevano scusare alla luce dell’esordiente open world.
Io mi dichiaro sostenitore di DeS, poiché trovo l’idea di focalizzare gli sforzi in ambientazioni tecnicamente separate ma collegate come concezione aiuti a immergere maggiormente il giocatore in un ecosistema ludico più definito e pensato.
E’ vero che i giochi successivi hanno potenziato e sviluppato aspetti solo embrionali in DeS (tutto il combat system) ma ciò non toglie che il primo episodio di questa nuova saga di From sia quello più incisivo sul piano emotivo e in personalità.

L’accumulo di cui si parlava è proprio indice di una certa apprensione qualitativa, non servono tutti questi boss, di cui un terzo del tutto inutile, un altro terzo privo di mordente e infine il terzo più interessante quasi interamente relegato a quest opzionali. Non è meglio concentrarsi sulla qualità di nemici standard e locazioni per offrire meno e più memorabili boss? Dove sono i Flamelurker, i Meneaters e i False King di DaS2? Dov’è la mitologia del gioco?


Per un attimo esitiamo, dove ci condurrà questo angusto ponte di pietra? 
Ci attende una fortezza invasa dalle acque?
Un luogo fetido e malsano, ricco di infidi nemici e mille inganni?
Non temete, c'è solo un boss assolutamente inutile. 

Non condanno quanto accaduto in DaS2, va tutto bene ma di queste locazioni nella mia memoria non c’è traccia alcuna (toh, Dragons Aerie e Amana, già Drangleic è così così), solo ombre di esperienze già digerite e consolidate nell’onesto fluire di un’esperienza ludica che è già esplosa nella sua forma migliore molto tempo fa. Ricordo ogni budello della Torre di Latria, il baluginare della luce nella Fortezza delle Tempeste, ogni passo falso del castello di Boletaria. E così, in tono minore, per DaS. Qui ho visto solo statistiche e livelli da scalare per diventare sempre più efficiente.
E’ un gioco a cui si vuole molto bene per il divertimento che procura ma tanto e troppo si è smarrito di quella capacità che ha From Software di affrescare mondi pulsanti e coerenti, di offrire un’odissea di senso e divertimento predisponendo tutto al meglio e veicolando stupore passo dopo passo, di solleticare curiosità e interesse. Si arriva, stanchi, stanchissimi alla fine, un po’ per colpa delle successive tornate, un po’ perché il giocattolo è stressato e non sempre fresco. Naturalmente è sempre da lodare in senso assoluto, è una sfida opportuna che rappresenta un’isola felice di impegno e arte videoludica ma, nell’altra vita, questo titolo non viene con me.

Gladiatore2

5 commenti:

  1. Peccato, ho visto sul tubo alcuni video di un grande amante dei souls (penso sia l'individuo al mondo con più passione per i souls che possa esistere, più degli sviluppatori stessi!) Mi riferisco a Sabaku no Maiku e anche lui, pur riconoscendolo un grandissimo gioco ha avuto tanto da criticare nei confronti soprattutto di dark souls 1. Lui disse che la mancanza di Myazaki, autore del primo, si é fatta sentire (il tocco del maestro) al 99% i problemi di Das2 sono inputabili anche a ciò. Peccato anche se resta un grandissimo gioco

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  2. Anche a mio avviso DSII resta un gioco appagante e largamente illuminato, la mancanza del suo autore, spiegata e scusata dopo il famoso trailer e3 resta l'unico cruccio.

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  3. Pur considerandolo un gran gioco, trovo DS2 inferiore al suo predecessore in praticamente tutto: level design, combat system, caratterizzazione dei boss e sfida. LA mancanza di Miyazaki si fa sentire troppo. Speriamo per bloodborne

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  4. A me non ha colpito più di tanto. Forse è la formula che non mi prende più. Non lo so.
    Però in soul sacrifice ho trovato un pezzo di anima che manca da sempre a questo brand.

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  5. Oltre ai pareri di Gladiatore ho sentito anche la campana di Sabaku no Maiku e altri. Che dire? Quando sarà mi avvicinerò al titolo nella massima serenità godendomelo per ciò che è.

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