l Gamer May Cry: RECENSIONE - GTA V Remastered: vivere e morire a Los Santos
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giovedì 27 novembre 2014

RECENSIONE - GTA V Remastered: vivere e morire a Los Santos

PC | PS4 |XBOX ONE | PS3 | XBOX 360

L'articolo che segue si compone di due paragrafi, il primo consiste nell'analisi del gioco a cura di Ryo Narushima, il secondo, realizzato invece da S1lent17 è invece interamente dedicato al comparto online ed alla comparazione con le versioni old gen, contiene perciò considerazioni circa l'opportunità del passaggio alla versione superiore.


Il secondo paragrafo contiene altresì la personale e sintetica opinione del nostro collaboratore sull'opera tutta.
Buona lettura.
Grand Theft Auto IV è stato sicuramente il colpo più rischioso per la società Rockstar North.
Il concetto di free-roaming della società scozzese, da sempre sinonimo di ironia ed eccessi, arrivò alla sua quarta iterazione nel più diverso e forse inatteso dei modi: storie e personaggi frizzanti ed oltremodo macchiettistici vennero parzialmente rimpiazzati da una Liberty City decisamente più grigia e graffiante che ricordava nell'aspetto, ben più che in GTAIII, una New York facilmente riconoscibile ad occhio mediamente attento.

Per la prima volta il giocatore vestiva i panni di un protagonista, ancorché stilizzato, molto più umano e sofferente rispetto alle consuetudini del brand, quel Niko Bellic emigrato verso il più grande e fasullo american dream contemporaneo, un cuore ed una storia che il fan medio faticò ad inquadrare nella giusta maniera, perché ben palpabile era il senso di plausibilità prepotentemente insinuatosi nell’atmosfera di quel quarto capitolo della saga.

Un gioco troppo più pesante e dissimile per far breccia nel cuore dei reduci di San Andreas, poco caciarone, troppo nei ranghi e troppo meno gratuitamente volgare per essere considerato il Grand Theft Auto next-gen che tutti al tempo aspettavano.

Ma il piano di Rockstar era chiaro e ben ponderato fin dall’inizio e col senno del poi ben intuibile in ogni screen rilasciato alla stampa: il loro era un nuovo inizio.
Non volevano creare un more of the same ignorante e derivativo, volevano portare al mondo dei videogame la loro maturità in campo videoludica, sia per quanto riguardava la tecnica realizzativa, sia per ciò che concerneva il mondo di gioco e le sue interpretazioni.

Uscì così un lavoro sì rischioso per la reputazione di cui la software house beneficiava presso stuoli di fan, ma anche rivisto e perfezionato in molti aspetti.
Se GTA IV da un lato perdeva attività collaterali strambe e cravatte da indossare, dall’altra guadagnava una cura certosina per i dettagli ed il gameplay di base.
La città questa volta era viva e modellata con giudizio, i controlli guadagnavano in modernità e spessore, i personaggi raccontavano finalmente qualcosa di più attuale, plausibile, vicino.

Una produzione AAA nel budget e nel risultato, che sfondò come al solito a livello di vendite e fu premiata nel migliore dei modi dalla stampa specializzata, quest'ultima apprezzò infatti ampiamente la nuova rotta intrapresa dalla serie, un po’ meno i giocatori, che si ritrovarono per le mani una struttura molto più focalizzata sulla storia, ed uno svolgimento in parte inquinato da una certa legnosità del gunplay e da una ridondanza nel mission design che di certo non fa mai bene al fruitore.

Messa da parte questa rischiosa e fortunata storia, Rockstar North ci riprova cambiando ancora una volta le carte in tavola e rivelando un nuovo capitolo come un fulmine a ciel sereno alla fine di una gen da cui nessuno si aspettava più niente, figurarsi un nuovo Grand Theft Auto bello, pronto e giocabile per tutti.

Ed ecco che arriva il minuto e ventiquattro più inaspettato e gagliardo di sempre. Spiagge, colori brillanti e luminosi, persone che corrono in riva al mare, palme, raggi di sole, campi da golf, motoscafi, aerei, gite in montagna, macchine sportive, belle donne, enormi ville immerse in vedute metropolitane ricche e sfarzose, brutta gentaglia pronta a rapinare qualcosa di grosso, un cartellone autostradale recante l'indicazione Los Santos. Una strage di hype e così pochi secondi per metabolizzare tutto questo ben di Dio in una volta sola.
Il mondo e i videogiocatori potevano finalmente mettere le mani su un nuovo capitolo di GTA, ma questa volta grande, grosso e colorato, proprio come lo volevano loro. Proprio come reputavano gli fosse stato promesso e poi negato in quel lontano 2008.

Arriva quindi, inaspettatatamente su PS3-360, un giocone costato ben 256 milioncini di dollari, il quinto capitolo della serie più famosa e venduta di sempre, Grand Theft Auto V.

Nonostante l’hype, i voti e il cataclisma emozionale generale, decisi di posticipare l’acquisto della versione old-gen. Dentro di me ero conscio del fatto che sarebbe presto arrivata il consueto Remastered del titolo. Il gioco del resto si presentava vastissimo, i compromessi per farlo girare su hardware vecchi troppo alti.Una versione riveduta e corretta per la next-gen era la scelta più ovvia e scontata, difatti non tardò ad arrivare dopo pochi mesi il tanto ventilato annuncio.

Utile? Migliore? Scelta commerciale mungi-vacca? Tutte domande che alla fine non mi interessano.
La mia prima esperienza comincia solo adesso quindi mi scuserete se francamente me ne infischio e vi rinvio sul punto all'opinione espressa dal mio compagno di gameplay.


Finita la lunga installazione, accompagnata come sempre dai magnifici artwork di casa Rockstar, parte questo lungo viaggio nella cittadina di Los Santos, una fittizia Los Angeles rivista dagli sviluppatori e adattata alla solita, grande critica sociale che da sempre permea questo tipo di produzioni.

Raramente parlo fin da subito del mero aspetto tecnico di un titolo, ma in questo caso l’eccezione è d’obbligo. Visivamente il gioco è straordinario. Non ci sono mezzi termini per descrivere la cura riposta in questo groviglio artistico curato in una miriade di particolari. Il senso di plausibilità e di immersione sono pressoché totali. La CPU gestisce addirittura la vita dei personaggi che non stai controllando direttamente, calando per davvero in mezzo ad una metropoli solare e viva.
Le routine comportamentali generali e la grande fedeltà a cose ed ambienti realmente esistenti mette in luce tutto l’amore che una software house è in grado di riversare al genere free roaming.

Parliamo di semplici dettagli, un piccolo bagliore che filtra attraverso gli alberi, un riflesso dannatamente vero sull’auto, un fulmine che fa davvero paura quando lo guardi, una superficie bagnata, uno scorcio montano in un romantico tramonto, una tizia che chiama la polizia perché la stai fissando troppo insistentemente. Magnifico, seriamente.  L’immedesimazione è da sempre uno degli aspetti che mi tengono incollato a questo media. Fare quello che difficilmente potrai fare nella realtà, visitare e goderti un panorama da sogno... Sai che non è reale, ma se puoi farlo in un videogame in grado di sospendere l'incredulità, perché tirarsi indietro?

Finita questa abbuffata tecnico/artistica è opportuno disquisire subito di aspetti più smaccatamente interattivi. GTAV questa volta fa le cose in grande: quella bella rapina che nel quarto capitolo arriva solo a metà gioco e solo una volta in tutto l'arco narrativo, questa volta apre addirittura le danze in quella che si realizza presto essere una intro davvero al cardiopalma.
Come ampiamente noto, sono ben tre protagonisti giocabili stavolta, per cui mentre uno di questi tiene a bada la folla spaventata ci viene data la possibilità di switchare verso il compagno affianco che sta aprendo la porta. Se invece l’altro compagno è stato preso in ostaggio, un altro rapido switch basta a prendere il controllo dell’amico vicino per piazzare un colpo in testa alla guardia. Tutto rapido, tutto semplice, tutto in tempo reale. Stessa cosa durante la primissima sparatoria. Tre punti di vista da controllare a piacimento per completare questa prima scorribanda fra amici ladri.

L’arrivo a Los Santos è l’occasione perfetta per conoscere più a fondo questi tre personaggi sopra le righe, consentendo il progressivo sviluppo di un intreccio narrativo in maniera strutturalmente similare a quanto accadeva nel buon Yakuza 4. I personaggi apparentemente non hanno niente a che fare tra di loro ma presto si trovano a collaborare, litigare e convivere all’interno di questo canovaccio sceneggiato con la sottile ironia che da sempre caratterizza il brand.

Michael a prima vista sembra il Tommy Vercetti della situazione. Conosciamo quest’uomo adulto, vestito abbastanza bene, alle prese con i suoi problemi familiari e il suo incasinato passato che non fa altro che peggiorare ancora di più le sue relazioni sentimentali. Il figlio è il cavallo di troia che Rockstar usa per deridere i ragazzini bombardati dagli online-games e con poca cura per se stessi. La figlia invece mostra tutto l’individualismo sfrenato che circola in una mente schiava del successo e del proprio ego, della serie "non importa se vado in Hall of Shame, non importa se scambio favori sessuali con un mancato regista di porno, l’importante è portare sotto ai riflettori la mia squallida esistenza."

Il giovane Franklin è invece un chiaro omaggio al tanto compianto CJ di San Andreas. Trattasi di un giovane ragazzo che abbandona la gang per mettersi al servizio di Michael. Magari in lui vede una figura paterna, un’opportunità per riscattare la sua vita e per vedere cosa si prova ad affacciarsi dal proprio attico con piscina e osservare un lucente panorama pronto a dare il buongiorno ogni mattina. Tale figura appare invero inizialmente scontata e banale, quasi un cameo all'insegna della volgarità e dei richiami a San Andreas ma ben presto si rivela interessante ai fini narrativi e importante per le vite degli altri protagonisti.

Trevor meriterebbe un articolo a parte. Semplicemente una iena tarantiniana scatenata e senza scrupoli. Difficile non affezionarsi a questo sublime personaggio, uno dei più riusciti non solo nel brand Rockstar, ma in tutto il panorama videoludico. E’ un character che necessita un po' di sforzo interpretativo. La sua psicosi ha un significato molto più profondo, i suoi dialoghi sono il non plus ultra della satira, al contempo la sua pazzia cela un animo leale e commovente. Lascio a coloro tra voi che come me hanno mancato l'appuntamento lo scorso anno, la sorpresa di scoprire a fondo quest’uomo.
Qualcuno  certamente ci vedrà la classica macchietta psicopatica made in Rockstar messa lì per far rumore, eppure Trevor resta per me una delle cose migliori nella storia di GTAV, una veritiera ed intellettualmente onesta bocca, pronta a sparare volgarità, ad impazzire di rabbia, ma sempre con un cuore e carisma unici.


Dal punto di vista prettamente ludico questo trio poggia le basi sulla stessa ossatura.
Il gameplay è chiaramente pensato secondo i canoni della gestione in terza persona, dunque secondo gli stessi si corre, si guida, si nuota, e ancora è possibile scavalcare e salire su una buona quantità di strutture verticali. Lo shooting elimina buona parte delle magagne del quarto capitolo e offre una più sintetica e casualizzata derivata direttamente da quel gioiello di Max Payne 3.
Ovviamente non ci si addentra nella stessa difficoltà e profondità d'insieme viste nel parto Rockstar Vancouver, però il feeling generale gli deve molto.

Le coperture si affidano ad un solo tasto e possono essere aggirate in ossequio ad un design dei gunfight pensato per il loro vantaggioso sfruttamento. Il sistema funziona ed è reattivo. Buonissimo inoltre tutto il sistema di personalizzazione e calibrazione dei controlli chiamati in causa, dopo un paio di regolazioni infatti troverete sicuramente la velocità di mira adatta alle vostre esigenze.

Le uniche differenze di gameplay tra i 3 pg sono legate all'abilità unica di cui ciascuno dispone. Un’apposita barra gialla indica infatti la durata dell’abilità in questione. Franklin ad esempio può affinare i sensi di guida e rallentare l’azione per effettuare manovre più improbabili alla velocità standard; Michael è il Max della situazione, il suo bullet time temporaneo è infatti utilissimo nelle situazioni più disperate e consente di piazzare un paio di headshot in tutta tranquillità; Trevor infine è un vero e proprio berserk, la sua modalità furia lo rende più dannoso e rapido nei colpi a fuoco, facendone come sorta di ultima chance durante uno scontro senza coperture disponibili.

Le descritte abilità sono senz'altro utili e piacevoli da utilizzare, il punto è che, per come sono allestite le situazioni sparacchine, finiscono col semplificare ulteriormente un prodotto già semplice di suo.
A differenza del quarto capitolo non si riscontrano più quei piccoli momenti di frustrazione che, a dirla tutta, nel predecessore erano dovuti anche ad una certa legnosità dei controlli.
Abilità, ricarica parziale dell’energia e checkpoint ben sparsi, ammortizzano un bel po’ la sfida delle quest principali. Correttivi e sistema di medaglie introdotto da Ballad of Gay Tony intessono comunque una sfida più corretta e perciò forse più gratificante grazie ai vari obiettivi da completare in ogni missione per sbloccare la gold medal. Tempo stimato, percentuale di colpi alla testa, no damage dell’auto, no checkpoint e tanti altri parametri permettono di spremere dal titolo difficoltà addizionale a di godere di tutti i benefici derivanti da un buon score-system.

Altre novità (o meglio, altri ritorni) all’interno della formula riguardano la furtività e il sistema di crescita.
Chi ha giocato San Andreas ricorderà sicuramente tutte quelle statistiche riguardanti peso, forza, resistenza ecc. Ebbene quelle stats tornano in maniera molto più sintetica anche qui.
Ogni azione in-game va a migliorare determinati parametri: combattere molto a mani nude aumenta la forza, correre a lungo la resistenza, sparare ed allenarsi al poligono di tiro migliora le performance con le bocche da fuoco, guidare molto migliora invece quelle al volante.
La modalità furtiva (migliorabile anch’essa) invece si limita a dare al personaggio una stance silenziosa con la semplice pressione di un tasto. In questa modalità è possibile sgattaiolare alle spalle di ignari nemici e colpirli con una semplice stealth-kill evitando qualche piccolo scontro a fuoco.

Tutti ritorni graditi, apprezzabilissimi sulla carta, ma a conti fatti, spiace dirlo, poco consistenti.
La modalità stealth è valorizzata pochissimo (la userete giusto in un paio di missioni principali) e l’aumento delle caratteristiche non incide poi moltissimo sull’abilità dei nostri personaggi.
Senza troppi giri di parole, paiono proprio features implementate più per far numero, piuttosto che ben ponderate attorno al tessuto del gioco ed al design delle missioni.
Se si inseriscono due tipi di approccio, bisognerebbe assicurarsi che le missioni siano flessibili ed in grado di dedicare i giusti tempi e spazi di applicazione ad entrambi, in GTAV semplicemente questo non è accaduto.

Restando in tema, gli annoiati reduci dal quarto capitolo possono tirare un respiro di sollievo: seppur non graziati dall'auspicata flessibilità di cui poc'anzi, gli incarichi che compongono la quest principale sono finalmente più vari e meno ancorati all'abusato schemino ''vai al punto B, uccidi tutti e raggiungi la destinazione''.

Ritornano in gran numero mezzi aerei e terrestri, attività secondarie, mini-giochi divertenti ed un’interessante schema di missioni basate sulle rapine. Buona parte della trama è infatti legata ad una serie di colpi su cui il giocatore ha alcuni margini di gestione, si tratta cioè di scegliere l’approccio da utilizzare (quasi sempre due, uno più diretto e uno più ingegnoso), i dipendenti ladri da portare con se (autisti, cecchini, hacker ecc) e il reperimento di tutti gli strumenti per iniziare il colpo. Se ad esempio serve un camion dell’immondizia, un’ambulanza oppure una maschera, è nostro compito andare nelle zone segnate sulla mappa e recuperare/rubare tutto l’occorrente.

Tale caratteristica non smentisce la rigidità del mission design precedentemente lamentata, perché si tratta comunque di aderire ad uno tra i due possibili schemi alternativi e preconfezionati, senza interscambiabilità di approccio ed improvvisazioni sandbox.

Oltre alla storia e alle rapine sono presenti ovviamente tutta una serie di missioni collaterali varie e spassose: si segnalano le quest secondarie dei folli e sconosciuti (contrassegnate sulla mappa da un punto interrogativo) ed alcuni eventi casuali durante le nostre gite in macchina.
Ben riusciti anche i vari sport e le attività di intrattenimento praticabili segnalate sulla mappa, parliamo di partite a tennis, corse, paracadutismo, scuola di volo, caccia, poligono di tiro, freccette, cinema e tanto altro; veri e propri giochi nel gioco che aumenteranno considerevolmente l'ammontare di ore necessario per raggiungere l’agognato 100% nelle statistiche.

Purtroppo in questo capitolo non si possono acquistare case, ma al loro posto è stato inserito un redditizio sistema di acquisti legato ai negozi. Comprare ad esempio un negozio di droga leggera da l’accesso non solo ad una percentuale di entrate settimanali ma sblocca anche una serie di missioni/aiuti inerenti il business caratterizzante la proprietà stessa.

Ricordate inoltre quelle continue chiamate sul cellulare da parte dei vostri amici nel quarto capitolo, con conseguente -1 di fiducia in caso di mancato appuntamento? Bene, fortunatamente in GTAV è possibile settare il telefonino su offline, dunque a parte rare chiamate di aiuto da parte di alcuni amici/familiari, questa volta siamo noi a decidere quando uscire con i vari contatti disponibili in rubrica. Nessuno rimane così deluso e le passeggiate in città si fanno di gran lunga meno stressanti e singhiozzanti.

Come da tradizione in un GTA gran parte del tempo lo si trascorre a bordo di un mezzo di trasporto. Da questo punto di vista non è cambiato molto, abbiamo ancora un sistema di guida che non vuole assolutamente essere tecnico e profondo, semmai arcade e funzionale.
La manovrabilità è semplice ed intuitiva, mentre la fisica ed i danni tollerati dal veicolo sono leggermente più permissivi rispetto al capitolo scorso. Nonostante i segni delle nostre disavventure siano sempre ben visibili sulla carrozzeria, il mezzo di turno resiste ad una maggiore quantità di colpi, si riesce inoltre a scalare improbabili terreni anche con un’auto poco adatta allo scopo.

Presente anche un sistema di customizzazione davvero ricco e variegato.
Recandoci in una qualsiasi officina è possibile verniciare l'auto oppure aumentarne le prestazioni in vista di una gara più difficile del solito.

La polizia e il suo sistema di allerta invece adottano sempre i classici livelli a stelline, ma sfuggirle questa volta è molto più dura. Allontanarsi dal campo visivo delle auto inseguitrici non è difficile, però è aumentato considerevolmente il tempo necessario a far sparire l’allerta.

C'è da dire che capita assai meno frequentemente che in passato di vedere agenti delle forze dell'ordine in giro e che la loro I.A. sembra completamente dimentica dell'atto di arresto.
In tutta la campagna principale infatti non mi è mai successo di andare in prigione, davvero strano quando si parla di un GTA.

La colonna sonora è ancora una volta strettamente legata alla radio presente nei veicoli. A parte rari theme originali del gioco, il grosso della musica sarà gestito in prima persona dall’utente e dai suoi gusti. Le emozioni legate al sonoro derivano insomma ancora una volta dalla fortuna di trovarsi col proprio pezzo preferito esattamente nel momento più epico dell’inseguimento.

Una delle implementazioni più importanti di questo remaster è di sicuro la visuale in prima persona, una feature davvero ben implementata, che riesce a dare quel senso di ‘’nuovo’’ alla totale esperienza di gioco di un GTA.

Ingaggiare un conflitto a fuoco con questa visuale trasforma a tutti gli effetti il gioco in un first person shooter rapido e divertente.

Parimenti apprezzabile è il lavoro svolto per dare un set di animazioni dedicate allo shooting in soggettiva. Forse in questa modalità la gestione delle coperture risulta meno piacevole ma il team di sviluppo ha fortunatamente pensato anche a questo visto che nelle opzioni di gioco troviamo un comodo settaggio che consente di delegare il cover system alla visuale in terza persona, conservando la visuale in soggettiva per la normale deambulazione, sul modello di quanto avveniva in Deus Ex: Human Revolution.

Il cambio di visuale è davvero semplice da gestire attraverso il click del touchpad PS4, quindi ho sempre variato in base alle esigenze. Uno spazio troppo stretto? Via di prima persona. Una zona mediamente larga? Via di telecamera a spalla di matrice RE4. Volete ammirare un bel panorama ed un bel vestito appena comprato? La visuale che mostra tutto il personaggio al centro è perfetta.
Insomma, per tutte le occasioni si riesce a trovare la telecamera più indicata, facendo di GTAV un prodotto impeccabile in termini di comfort ed adattabilità fruitiva.

Piogge di caratteri sono stati già spesi su questo gioco, ulteriori ne ho versati io quest'oggi e davvero tantissimi altri se ne potrebbero impiegare per parlare dell'enorme lavoro svolto da Rockstar per questo costosissimo quinto capitolo, ma poco cambierebbe a questo punto, il mercato ha già un anno fa decretato valevole lo smodato investimento fatto dai produttori su questo progetto e va bene così, perché parliamo di un titolo ricchissimo di qualità visiva e molto rifinito in tanti comparti.

GTAV è un titolo talmente bello da vedere che riesce ad intrattenere anche durante una semplice passeggiata, è talmente psicotico nello gestire i suoi personaggi e cattivo nei dialoghi che non può lasciare indifferenti. E’ un titolo perfettamente accessibile a chiunque, al giocatore pesta vecchiette e basta, a chi che cerca quello spunto di riflessione in più, a chi torna da lavoro e vuole staccare un po’ la spina per immergersi in questa affascinante finta realtà alternativa.
Un cinepanettone videoludico adatto a tutti, che al contempo non dimentica la qualità e l’amore nello sfornare un sandbox di buona fattura.

Un viaggio a Los Santos, nonostante le pecche descritte in queste stesse righe, è dunque consigliato almeno una volta. L’ambientazione, seppur poco sfruttata in tutte le sue meraviglie durante la quest principale, vale da sola il prezzo del biglietto. L'allestimento tecnico della stessa non è perfetto in tutto, c’è ancora dell'aliasing di troppo, alcuni modelli che la popolano sprizzano old-gen da tutti i pori, eppure credetemi, vale la pena perdersi in queste lande e scoprire tutti quei cinici richiami alla società attuale. Vale la pena leggere fra le righe e scoprire sempre più dettagli sulla vita e la filosofia dei nostri beniamini.

Non c’è la sporcizia di Liberty City, perfino le strade sembrano troppo pulite per ospitare simili pazzi, eppure c’è dentro tutto, corruzione ed individualismo sfrenato, brama di potere e tradimenti, corruzione e voglia di rivalsa. Un’era di gente interconnessa ed intrappolata nell’invisibile catena chiamata Internet. Un’era in cui tutti sono nessuno ma tutti si credono qualcuno.

Qui vi lascio e passo la parola ad un vecchio amico di merende videoludiche che avrà il compito di rispondere ad un’importante domanda quando si parla di un remaster: perché chi ha già divorato la versione old-gen dovrebbe ricomprare questo gioco?

A seguire quindi troverete un'analisi comparativa ed una panoramica completa delle modalità online di questo Grand Theft Auto V.



S1lent17: La più grande e chiacchierata novità di questo remaster è sicuramente la modalità in prima persona. Se a piedi aiuterà a notare meglio particolari ed easter eggs disseminati negli angoli più impensabili di Los Santos, a bordo dei veicoli cambia totalmente il modo di vivere il gioco, sia in singolo che online, aumentando di molto quell'immersione che su PS3 era negata e non permetteva di osservare i vari interni delle vetture, tutte diverse tra loro (bhè, proprio tutte no in effetti visto che alcuni veicoli sono "doppioni" per ciò che concerne i loro interni).

Parlando dei dettagli, non posso non citare le migliorie apportate all’illuminazione dinamica del gioco, anche se su old-gen la produzione già si elevava molto in positivo rispetto ad altri diretti concorrenti su tale specifico comparto.
Ci sono stati anche un aumento della profondità di campo e soprattutto una riduzione del pop-up. Tanto migliorate anche le riflessioni, nelle pozze d'acque ad esempio si specchiano decisamente bene le varie luci presenti in ogni zona o ancora un’auto parcheggiata vicino al Vanilla Unicorn rifletterà sui finestrini il neon rosso che fa da cornice al locale. Insomma, su buona parte delle superfici su cui aveva senso applicarlo, troviamo un, per così dire, opportuno "strato riflettente".

Il tutto ovviamente si fregia anche di un deciso miglioramento degli effetti climatici; la pioggia è molto più facile da notare e meglio definita, nonché valorizzata dalla presenza del vento, quest'ultimo rende inoltre più verosimile pure lo spostamento di sabbia nelle zone vicino a Sandy Shores.

Le varie texture sono state ritoccate impreziosendo ulteriormente l’impatto visivo generale del titolo. Peccato solo per i volti facciali dei protagonisti che non denotano un significativo miglioramento rispetto alle controparti old-gen.

Il più netto miglioramento tecnico però consiste nella rimodellazione della flora del mondo di gioco. La vegetazione è davvero next-gen. I piccoli fili d’erba e quelle texture che servivano solo a dare colore verde ai pavimenti nella versione old-gen sono stati rimpiazzati da una modellazione di forme in 3D che da sola basterebbe ad annichilire una qualunque immagine tratta dalla precedente versione. Davvero un grandissimo lavoro da questo punto di vista.

Altre aggiunte riguardano il numero di veicoli a schermo, anche se siamo un po’ lontani da quel video comparativo presentato in occasione del reveal del remaster.
L'incremento di pedoni al contrario si nota effettivamente di più, anche se il popolamento e le routine hanno un che di posticcio, cioè nelle varie zone sono messi vari gruppetti pre-impacchettati quasi sempre presenti anche nei passaggi successivi. Nei quartieri ghetto ad esempio vedremo spesso gruppi di tre persone, di cui uno sempre con la bottiglia di alcol in mano. Oppure, nelle zone più degradate, i soliti barboni nelle medesime pose e animazioni.

Per quanto riguarda le tipologie animali c'è stato un buon aumento in varietà. Prima ci si limitava solo a cani, linci, cervi, squali e lupacchiotti di campagna. Adesso abbiamo più razze canine, gatti, topi, maiali d'allevamento e selvatici, mucche, cormorani e via dicendo.

Anche per quanto riguarda le zone marine la fauna acquatica è cresciuta molto. Prima sembrava di tuffarsi nel Mar Morto per la pochezza dei pesci (tolti gli squali) mentre ora abbiamo tanti piccoli pesciolini, balene e altri animali acquatici.

Nonostante tutte queste aggiunte tecniche e grafiche ci ritroviamo con un frame rate decisamente più stabile, che rimane quasi sempre incollato ai 30fps (su PS3 calava spesso arrivando a toccare anche i 23 scarsi) cedendo impercettibilmente solo nelle zone urbane comportanti maggiore affluenza di dati da tradurre a schermo.

Per ciò che concerne il gameplay invece siamo rimasti sugli stessi livelli. Le missioni aggiunte sono state (al momento) date solamente ai possessori della versione precedente del gioco, mentre i miglioramenti dei tanto decantati danni ai veicoli si notano davvero poco. Hanno aggiornato in tutto solo qualche veicolo per i possessori di qualsiasi versione.
Nota di demerito però va a piccoli particolari come il Declasse Burrito (il modello del furgone dei Lost, per essere più chiari) che ancora non è possibile mettere nel proprio garage e che non può essere acquistato nella modalità online. A proposito di quest'ultima, sono davvero poca cosa le customizzazioni automobilistiche praticabili dato che è possibile solo modificare le luci al neon sotto qualche auto.

Restando in tema online, mi sembra giusto spendere alcune considerazioni sulla sua struttura.
Appena si accederà alla suddetta componente del gioco ci verrà chiesto di creare un personaggio. Completato l’editing potremo fare un piccolo tutorial composto da una gara e da una missione che illustreranno brevemente il funzionamento di determinate caratteristiche, dandoci così campo libero a tutta una serie di modalità.
Via via che saliremo di livello ci verranno date nuove missioni dai vari NPC presenti nella trama del single player, Simeon, Madrazo, Lester, Lamar, Gerald e Trevor. L'aumento di livello oltre a sbloccare nuove missioni, sbloccherà di volta in volta anche nuovi indumenti, tagli di capelli, sblocchi dal meccanico, armi e tatuaggi.

Oltre alla varie missioni nel mondo di gioco vi è la modalità free mode, dove è possibile girare a zonzo per la mappa da soli o coi propri amici, comprando vestiti, miglioramenti di armi, auto e tanto altro.

Avremo quindi accesso a tutta una serie di modalità inedite come gare in auto, moto, jet, bici, deathmatch dal pessimo respawn, sopravvivenze da quattro giocatori in cui bisognerà resistere per 10 ondate ad un numero sempre più incalzante di nemici, partite a tennis, golf e braccio di ferro.

Vincendo e partecipando a queste modalità si potranno accumulare soldi che serviranno ad ampliare il novero di item in nostro possesso e ad acquistare una abitazione in cui potremo salvare i vari veicoli che andremo a comprare. Tali abitazioni ad altro non serviranno purtroppo se non ad impostare un nuovo punto di nascita all'inizio di una sessione.

Un online da intrattenimento quindi divertente soprattutto se avete qualche amico con cui condividerlo, ma che alla lunga potrebbe risultare ripetitivo ed arido di mordente.

Giocando al multiplayer ad ogni modo si capisce molto bene come anche la storia e la mappa del mondo di gioco siano state costruite pensando troppo a questa modalità. Determinati personaggi sfruttati poco o male come Simeon e Madrazo e addirittura intere zone di Los Santos sembrano costruite proprio per alcune modalità online, ed è un peccato vedere posti così riusciti artisticamente così vuoti e non sfruttati nel single player.

Grazie al remaster il numero dei giocatori per server si è alzato da 16 a 30 giocatori, anche se non è consigliabile giocare con dei server così affollati. Si noterà più lag e soprattutto una perdita di elementi come auto gestite dalla CPU, pedoni ed animali, che purtroppo nell'online non sono presenti nemmeno nelle sessioni singole.

Aggiunte più significative riguardano missioni, gare, sopravvivenze e mappe deathmatch, assieme alle case/garage acquistabili nel gioco, tutti aspetti che comunque erano già migliorati nell'arco di vita su PS3/360 grazie ai vari aggiornamenti.

L'editor del proprio personaggio ora è diventato più completo, con modelli facciali decisamente più personalizzabili in molti dettagli come forma e lunghezza di mento, occhi, labbra e aggiunte di imperfezioni cutanee come piaghe, acne, nei, lentiggini ecc.
Purtroppo per ciò che concerne il corpo tutto è rimasto invariato e dunque non si potrà intervenire sul tipo di corporatura e sulla dimensione dei muscoli, è presente soltanto (per soli maschi) la scelta dei peli su petto e schiena.

Nel complesso, e in modo strettamente personale, ritengo questo GTAV uno dei migliori esponenti nella sua categoria.
Dispiace, e non poco, per la mancanza di un buon numero di interni. Il solo Vanilla Unicorn è davvero troppo poco e non fanno testo i vari negozi di vestiti, parrucchieri e tatoo.
Con un gioco di tale portata si potevano benissimo sfruttare i vari edifici come ad esempio il Casinò, Centro Commerciale, Bar, Discoteche e Palestre.
La Los Santos di GTAV purtroppo pare in perenne Ferragosto.

Nel prossimo capitolo, o magari anche prima grazie ad un corposo DLC sulla falsariga di Episodes from Liberty City, spero di vedere proprio più interni e più di una città esplorabile. Variare ad esempio dalla calda e bugiarda Los Santos alla più cupa e degradata Liberty City nello stesso gioco sarebbe una grandissima cosa.

Una cosa che non vorrei mai perdere? Il mitico Trevor, un personaggio caratterizzato e contestualizzato così bene all’interno di questo capitolo che meriterebbe quasi un posto fisso in ogni capitolo del brand.

Per rispondere infine alla fatidica domanda, questa edizione remastered è chiaramente indirizzata principalmente a tutti quelli che non hanno avuto la possibilità di giocare il titolo sulla vecchia generazione. Solo per questa categoria di consumers l'acquisto è assolutamente obbligato.
Tutt'altro invece per chi fosse già sazio della versione precedente e non avesse quindi voglia di spendere un'altra volta il prezzo pieno richiesto.
Le aggiunte, per quanto interessanti e frutto di investimenti non comuni tra le operazioni di rimasterizzazione, non sono davvero imprescindibili per nessuno, consigliamo perciò questa riedizione solo ai fan sfegatati del marchio GTA, consci del fatto che stanno comprando un gioco uguale nella sostanza ma espanso in tutta una serie di ritocchi grafici e non solo che non mancheranno di stupire e dare un piccolo assaggio di next-gen made in Rockstar.



5 commenti:

  1. Grande articolo complimenti a Ryo e S1lent17.
    Su PS3 questo gioco mi ha letteralmente stregato: é riuscito ad evolvere partendo dalla base del mitico san andreas ma con una trama più profonda e dialoghi sempre pieni di mordente, una città enorme ed una campagna enorme, piene di cose da fare, attività e quest secondarie (le missioni sconosciuti e folli sono missioni curatissime spesso quanto una miss principale quindi non sono dei semplici tappabuchi). Il trio é stato una cosa troppo azzeccata e geniale, sia narrativamente (è troppo bello vederli litigare, imprecare e rapportarsi) sia nel gameplay (perché la feature delo switch dei 3 pg è proprio... hanno vinto insomma). Trevor é un Dio di personaggio nella sua follia, autenticità e simpatia, Michael é un Max Payne più soft, molto autoironico eppure é la mente del gruppo mentre Franklin che a prima vista pare un personaggio banalotto, nella progressione di trama e specialmente nell'ultimo pezzo di gioco assume una sua identità e rilevanza e ne esce un pg niente male. Ma il bello di gta 5 é perdercisi drntro cavolo... ancora ora ricordo il giro turistico in pullman, i tramonti mozzafiato, le cutscenes favolose con trevor, i siti internet spilla soldi, e lifeinvaders se non erro, quel sito simil facebook o twitter in cui era possibile vedere i post ed i profili di vari pg tra cui i membri familiari di michael (ci passavo le ore a leggere tutto). Poi tecnicamente hanno svolto un lavoro straordinario già su old gen, figuriamoci ora.. in f
    definitiva gta 5 è tra i migliori esponenti del free roaming (se non il migliore insieme a san andreas) a mani basse, pur però potendo contare su dialoghi e trama di primissimo livello e sun gameplay molto affine a max payne 3 che é fra i migliori tps di sempre (e scusatemi se é poco). Unico difetto vero e proprio la mancanza di interni esplorabili in modalità liberi (perché comunque ad onor del vero vi sono tanti interni però accessibili solo nelle missioni e non poi esplorabili in free roam), difetto che io personalmente non ho sofferto moltissimo ma posso comprendere chi se ne è lamentato. Un capolavoro che tutti dovrebbero provare perché rockstar é sempre sinonimo di qualità e lavoro certosino

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    1. Oltre questo, nel prossimo capitolo vorrei una maggiore libertà nell'approccio delle missioni. Le ho trovato ancora troppo guidate nonostante alcune implementazioni solo aggiunte ma poco sfruttate. Non dico un far cry, però qualcosa di simile.

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    2. Vana speranza, Ryo. Purtroppo GTA è vittima del suo stesso budget, della sua stessa grandezza, del suo stesso successo. L'hand holding è un compromesso necessario per permettere alla saga di sopravvivere.

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  2. Si concordo, tipo la componente stealth di gta 5 è abbozzatissima e comunque non sfruttata se non in un numero esiguo di missioni. Poi altro appunto é il corpo a corpo: l'ho trovato non soddisfacente se paragonato al buon sleeping dogs dove ha una sua dimensione importantissima ma ahimè anche rispetto a gta san andreas che permetteva ben 3 stili differenti apprendibili dalle palestre con mosse diversissime. Son quei difettini fastidiosi che però cadono in secondo piano rispetto alla magneficenza complessiva!! Sulla varietà di approcci anche io la vorrei maggiormente però non mi conforta molto il fatto che se guardiamo ai giochi della saga di gta, a parte alcune eccezioni, non si ha mai grande libertà nello svolgimento delle missioni, se ci si fa caso sono spesso a senso unico e basta

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    1. Cavolo mi sono dimenticato di parlare del ''''''combat''''''' XD
      Vabbè che lo userà solo il ragazzetto per andare in giro e pestare i pedoni, e va bene pure che resta un gioco dal forte orientamento verso gli scontri a fuoco, però è davvero ridotto all'osso. Tasto di attacco, quadrato per parare qualsiasi colpo e contrattacco.
      Si potrebbero inserire missioni basate proprio sul corpo a corpo, magari con palestre di arti marziali in giro per apprendere tecniche e stili differenti. Un pò come accadeva in True Crime New York City (qualcuno se lo ricorda?).
      Buona invece la componente upgrade delle armi. Silenziatori e mirini fanno sempre comodo :D

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