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lunedì 9 marzo 2015

A LATERE - 50 sfumature di The Order 1886

PS4

Ecco lo sapevo, è capitato di nuovo, minacciosamente albeggia. La mia finestra, decrepita e ormai sfondata, lascia entrare tiepide lame di luce cristallina; mi sembra di aver vissuto in un buco, una confortevole tomba, un autentico anfratto scavato in una umida cantina durante le ultime febbrili ore trascorse nel silenzio e nella meditazione, rispondendo solo raramente ad ogni sfuggito interlocutore che mi si parava dinnanzi, virtualmente e non solo. Un ultimo, disperato, tentativo, di sfuggire a tutti coloro che insistentemente bussavano al mio flaccido cervello (ancora più provato, durante una fruizione videoludica) con le solite trite e ritrite domande che infestano letteralmente ogni luogo internettaro specialmente quando un titolo viene pubblicato: "Cosa ne pensi?" - "Ma secondo te" - "Ne vale la pena?" - "..."
Fuoco alle polveri dunque, nell'autunno del 1886 la vittoriana Londra è afflitta dalla piaga dei mezzosangue, creature antiche e primeve, per metà umane e per metà animali, e contemporaneamente è costretta ad affrontare una feroce ribellione antigovernativa. Questa è la storia dell'Ordine.
Una casta di protettori, cacciatori di mostri e difensori della nobile Britannia.










Là fuori, per le strade della rete, colme di figure indistinte, scorgo solo vampiri e succhiasangue. Creature così insidiose e voraci da strapparti via la linfa videoludica di dosso, senza che manco tu te ne accorga. Eppure dovrei ricordare che "I morti sono veloci" e paracitando Andrea Pessino, co-fondatore di Ready at Dawn « non troverò nessun riparo o conforto in questa critica videoludica»
L'oracolare rete è stata puntualmente monopolizzata per la ghiotta occasione, ancora una volta, come spesso accade quando si verificano condizioni tali, o quando si ributta alla collettività la soluzione di un problema assai complicato da districare, ovvero: cos'è esattamente questo "The Order 1886".
Questo ingrato scenario mi è, ahimè, assai familiare. L'ho visto realizzarsi e puntualmente sfaldarsi davanti ai miei occhi decine di volte e solo raramente è stato in grado di spingere la comunità videogiocante verso una riflessione articolata su un gioco uscito, contribuendo a porre nuovi interrogativi su come si possa o si debba sperimentare su un videogioco al giorno d'oggi, anche in un ingombrante tripla A.
Spesso si tratta soltanto di sciatto cannibalismo, consumato sulle spoglie di un gioco particolarmente sfortunato, che nasce nel momento sbagliato e nel posto sbagliato, come il nostro prode Sir Galahad. Militare risoluto non troppo aristocratico nei modi, che nel corso di questo affresco narrativo dalle tinte ardite che miscelano sapientemente steampunk e letteratura dell'ottocento, avrà modo di riflettere sul concetto di onore, giustizia e su quello dei suoi commilitoni, un antico ordine di cavalieri che discende nientemeno che dal mito arturiano. Adesso però c'è solo tanta, troppa confusione, siamo frastornati come il protagonista di questo autentico romanzo interattivo, giunto alla fine del primo atto. Andiamo per ordine, come sempre, partendo dal principio.



Sembra invero che su The Order 1886 abbia gravato da sempre un cielo plumbeo, minaccioso, che già lo perseguitava fin dalla sua nascita: un coro di trombe sfiatate, sostenitori del presunto gameplay, hanno tentato di affossare il gioco a più riprese servendosi di sofisticate panzane, spesso scarabocchiate tra le righe delle più ardite recensioni-preview mai lette. Semplicemente The Order 1886 non convinceva, a questo sentore piuttosto diffuso, presto si affiancherà un battage pubblicitario poco chiaro e lacunoso dello studio americano, pietra tombale, la durata comunicata anzitempo che si attesta -a detta loro- in 8 ore. Dov'erano esattamente questi signori quando il tanto celebrato gameplay veniva infiocchettato e servito in tante altre (note e meno note) produzioni videoludiche? Non si può sapere, o meglio, non ci è dato a sapere. Evidentemente vale il discorso dei due pesi, due misure. Probabilmente, The Order 1886 è la pietra dello scandalo di questo infinito girotondo sabbatico, in cui tutti un giro di saltarello se lo concedono.

Stavo dicendo ?
Ah certo, perdonatemi, ma sono un pessimo padrone di casa.

Non mi sono accorto neanche stavolta che il tempo è volato, scivolato via letteralmente, fuggito, come mi accadde per altri videogiochi che mi avevano catturato in passato, The Order è stato vittima di una autentica foga notturna, o un cosidetto dritto mattutino che non mi capitava dai tempi di Deadly Premonition, Alan Wake e, prima ancora Silent Hill, Project Zero, Metal Gear Solid, Vagrant Story, e poi via, a ritroso nelle spire del tempo, fino ad arrivare a Nes (CastleVania III : Dracula's Curse).






Accompagno gli amici al portone, sono le 3:00 AM passate, mi assale un'incontenibile voglia di portare a compimento quello che poche sere prima non solo mi aveva piacevolmente intrattenuto, ma mi aveva davvero incuriosito e visivamente impressionato. Dopotutto non manca molto.
Mi manca poco, lo so per certo, perché nelle poche recensioni che ho letto (una in particolare...), l'autore, per aumentare il numero delle righe, ha generosamente spoilerato il numero di capitoli nel gioco: così, giusto per fare un servizio a chi legge. Non che il gioco dei Ready at Dawn non fosse cadenzato bene, come struttura cinematica e linguaggio narrativo: si percepisce chiaramente quando si oltrepassa il corpo finale dell'opera e la cosiddetta stesura di metà, ma evidentemente, a molti sfugge che enunciare correttamente il numero di capitoli di gioco, non equivale a dire che le pagine di un libro sono 200.






Al capitolo XI o XII o IXV ad ogni modo, mi perdo e non riconosco più i numeri romani, né distinguo più la fine dei capitoli, né il loro inizio, né la loro conclusione. E' come arrivare al minutaggio finale di un grandioso film epico: percepisci che l'opera deve concludersi in qualche modo e pretendi un climax nelle battute finali, che puntualmente arriva.
Gli eventi conclusivi dell'Ordine si susseguono senza sosta. In un attimo la percezione del giocatore piomba in uno stato di fibrillazione acuta, viene cambiata, stravolta, in un istante siamo in mezzo ad uno scenario prevedibile ma non del tutto scontato, in un attimo siamo un puntino dentro una nuova esaltante prospettiva: una mappa sbiadita che traccia rotte impazzite nella nostra fervida immaginazione, un tumulto di personaggi e storie che reca omaggio alla migliore letteratura gotica di fine 800, interagendo con maestria in questo dedalo di figure storiche, inventate, mitologiche.
Il nostro cervello frigge, frigge a pensare alla mole di ambientazioni possibili, alla mole di personaggi che possono essere interpretati, scelti e opportunamente inseriti. Non si può che rimanere storditi al pensiero di cosa potrebbe diventare nei prossimi capitoli questa nuova serie che tanto mi ha colpito, che tanto ha fatto discutere, e che, ne sono certo, lascerà con il fiato sospeso milioni di giocatori.
Lo scenario per certi versi mi ha ricordato la fine di Assassin's Creed, quell'epilogo così sofisticato ed azzardato, che metteva in campo nuovi potenziali stimoli, dettami biblici, non tanto al gioco ma alla sceneggiatura stessa. The Order 1886 è dunque una promessa, e prima di questo una nuova sperimentazione videoludica che guarda sempre più da vicino la settima arte.
I meri valori produttivi del gioco sono di fronte a tutti, è sufficiente fare una rapida ricerca per incorrere in tante recensioni più dettagliate e incredibilmente bolse, le quali spiegano minuziosamente con che grafica ed effetti particellari avremo a che fare, quale colonna sonora ascolteremo o ricostruzione pseudo-storica saggeremo.
Vi risparmio dunque azzardate dettagliate analisi su aristocratici scenari vittoriani o monumentali scorci di una Londra ucronica, poiché a bordo dell'Agamennone vi renderete conto da soli di essere genuinamente tra le nuvole.


Dal punto di vista videoludico The Order 1886 insegue una sperimentazione forsennata che tenta di raccontare un videogioco, anziché farlo giocare: ardita formula di alto valore intrattenitivo, forse meno giocato, forse dal sapore più cinematografico. Sulle prime indubbiamente stona, perché la voglia di giocare è tantissima, ed il desiderio di percorrere quel dedalo di viuzze o di oltrepassare i cancelli di Mayflare Lane soverchia ogni capacità di giudizio, pregiudicando spesso l'opera. Forse è questo aspetto ad aver condizionato molti giocatori e, parimenti, recensori.
Si vorrebbe fare, ma non si può. Si resta rigorosamente confinati in quello spazio ludico, costretti a seguire i binari che qualcuno ha tracciato e delimitato, attenti a non superare la soglia dell'inter-gioco.
The Order è una miscela esplosiva che alterna un TPS solido ed armonioso, con brevi esplorazioni in ambientazioni stupefacenti, e cutscene particolarmente suggestive. Squisitamente grigio nella sua stessa composizione, il gioco mostra i muscoli in ogni aspetto. Quando il racconto diventa materia ludica ci si diverte; certo, tanti aspetti potevano essere mitigati meglio e definiti con più accortezza. Per esempio, tante esplorazioni potevano portare a soluzioni più stimolanti, oppure in tante occasioni potevano essere aggiunte scelte etiche, che avrebbero influenzato la trama o dato il via ad interrogativi morali, i quali avrebbero potuto condurre ad un alto livello di replay-value. Resta la forte sensazione di aver concluso un gioco che forse era sulla via di una realizzazione più ampia.
Non sarebbe però più stato L'Ordine. L'Ordine a cui questo gioco si concede, fin dal principio.






Tutto il gioco è ritmato benissimo, non ci sono spazi vuoti o da riempire, o artificiosi stratagemmi per aumentare la durata della storia, non ci sono missioni secondarie o altre distrazioni. Il gamer deve restare concentrato sulla trama, poiché il gioco funziona così e, per certi versi, funziona davvero.
Casomai il problema di The Order 1886 è un altro: la limitazione.
Purtroppo il giocatore numerose volte si sente estraneo a tutto quello che accade sullo schermo, minimamente interpellato a prendere parte al gioco. Occasionale giocatore, onnipresente spettatore, in The Order è chiamato a compiere piccole manovre ludiche, piccole interazioni, schiacciare ripetutamente un tasto, oppure muovere il cavaliere Galhand per scenari ridotti e lunghi corrodoi, in attesa che le bocche da fuoco inizino a cantare, perché solo allora il gioco ha davvero i baffi.
Quando ciò avviene la carne sfrigola e i cadaveri si ammucchiano, un colpo di striscio sviscera letteralmente un ribelle, un altro, brutalmente, lo decapita. E' la glorificazione dello steampunk sulla materia, mentre schizzi di sangue si depositano sulle barricate, lasciando senza parole il giocatore che realizza la bellezza amara di quanto sta guardando.
Il giocatore riprende posto nella plancia comandi e dirige lo scontro, tornando a diventare il protagonista indiscusso del gioco. C'è dinamicità negli scontri, adrenalina pura, violenza, anche se un'apparente facilità di approccio.
Resta più che un gioco fatto e finito, sperimentazione azzardata e una grande promessa (e una nuova potentissima IP di casa Sony).Ne sentiremo ancora parlare, statene certi e per me, è gioia e gaudio.

The Order arriva quando sono stati sparati gli ultimi fuochi d'artificio, consumati alla svelta da una critica giornalistica impotente di far percepire il gioco per quello che realmente è, senza tante cerimonie: un'opera dall'alto valore intrattenitivo, ancora da limare e da perfezionare, assurdo focalizzarsi sulla durata, autentico show-case di PS4.

Ci aspettano grandi giochi con premesse simili.


"Stringevo in mano la lettera e avevo l'impressione che la stanza mi girasse intorno : se il padrone della locanda non fosse stato lesto a sorreggermi, certo sarei caduto. Tutto era così strano, inverosimile, misterioso che pian piano avevo sempre di più la sensazione di trovarmi in bàlia di forze contrarie. La sola idea bastava a paralizzarmi. Di certo, dovevo trovarmi sotto la protezione di qualche potenza misteriosa: proprio al momento giusto, un messaggio giunto da un paese lontano mi aveva difeso dal pericolo di soccombere alla neve e sottratto alle fauci del lupo" .

L'Ospite di Dracula, Bram Stoker.



6 commenti:

  1. Certamdnte su questo gioco sono state mosse critiche da una parte eccessive ma dall'altra anche veritiere e rispondenti alla realtà. Il problema è il Quanto eccessive siano state (ho letto di gente che se lo è rushato in 2 giorni per poterlo riportare in negozio e restituirlo come 'non piaciuto' per farselo sostituire con un altro da 70 euro... eeensomma ognuno fa come vuole però sta cosa mi ha fatto riflettere).
    Io so di per certo che è un gioco da giocare assolutamente, anche solo perchè ho letto che ha 'creato' una mitologia/un universo narrativo di altissimo spessore e per me, diciamocelo chiaro, questa è una cosa di tutto rispetto, e ci sono riusciti in maniera convincente solo i bioware con mass effect (mass effect è un capolavoro anche per la mitologia che c'è dietro, il background, le varie razze di alieni, i pianeti, le alleanze, la storia e le vicende pregresse.. un pavoro immane).
    Però lo prenderò a prezzo ridotto (ed è una scelta mia) perchè io al lato giocoso do un'importanza maggiore rispetto a quello narrativo (con le dovute eccezioni eh, come mgs4 o silent hill):
    La questione è una: mi puoi fare pure la trama migliore del mondo però il gameplay non accetto che, come ho sentito dire da molti, viene meno proprio nei momenti in cui la pancia non è sazia di gameplay, nei momenti in cui 'vorresti ma non puoi'. Questo unito al fatto che il gameplay stesso ha comunque dei problemi più o meno ecidenti (lotte contro i lycan, Ia deficitaria, abusabilità dell'abilià speciale, troppe camminate ecc, in generale gameplay tps non innovativo nè dinamico che insomma non è nulla di esaltante) oltre alla cosa che i capitoli finali sono prevalentemente dei filmati (vedrò vedrò però se è davvero così è una scelta inaccettabile e intollerabile) mi hanno fatto optare per il metterlo in lista e recuperarlo più in là a basso prezzo.
    Naturalmente lo proverò assolutamente e solo allora darò un giudizio definitivo, e anzi mi auguro che il gioco venda bene e che Sony sborsi per finanziare un seguito però oh.. alla prossima botta non possono sacrificare la componente ludica.. perchè dall'idea che mi son fatto qui non è che bisogna ripartire da zero ludicamente, basta solo avere un pò più di accortezza evitando di cadere in ingenuità evitabili (diamine bastava mettere una difficoltà extra sbloccabile a fine gioco per segare metà delle critiche mosse da recensori e utenti) (e diamine bastava mettere un pò di scontri a fuoco in più che saziavano un pochino più la pancia dei gamer, anche se lì posso capire che è stato fatto per evitare di mettere più scontri dello stretto necessario al fine di mantere una forte coerenza narrativa, però oh potevano trovare una via di mezzo migliore fra i due estremi). Il potenziale è alto, a rifinire c'è da rifinire anche in ottica del rapporto di minutaggio fra giocato e filmati, spero anche io che se ne tornerà a parlare (spero bene) anche perchè è un'esclusiva Sony e sinceramente farebbe piacere avere più esclusive possibili di un certo livello e invidiabili

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  2. Lo proverò di sicuro in quanto ''esperienza'', così come ho preso l'asura wrath che consiglio sempre quando si parla di giochi emotivamente e registicamente riusciti.
    Capisco i dubbi e il fastidio del conte. La rete ormai è un cesso senza scarico, dove per prima cosa di cerca il difetto, poi si indossa il camice del critico senza gioco, poi si guarda il finale sul tubo e infine si cancella definitivamente dalla lista acquisti.

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  3. Ryo son d'accordissimo, io personalmente non mi sono spoilerato nulla di nulla così me lo godrò appieno però, pur non essendo ancora un acquirente 'pagante' per così dire, manifesto disappunto per alcune scelte che dovevano essere più oculate, critico solo dati di fatto (come la mancanza di modalità extra ad es), che mi hanno spinto a non dare fiducia al fatidico Dsyone ad un progetto mastodontico ma che soffre ingenuità ed inesperienza (i RAD se non erro sono alla loro prima prova, quindi tanto di cappello, ma l'inesperienza si è notata a quanto pare).
    Quindi niente io critico ciò che ho visto finora e troppe cose non mi hanno convinto in maniera tale da andare di D1, poi ovvio che quando lo proverò con mano magari cambierò totalmente o parzialmente idea però ecco, siccome non mi va di sborsare tanti soldi per poi rischiare una delusione, cerco di fai un'idea di ciò che mi può potenzialmente piacere o meno e tiro le somme! Perchè se proprio mi devo sbottonare preferisco farlo solo se ho la certezza assoluta che il gioco lo amerò dall'inizio alla fine (cosa che ho fatto con TEW, cosa che farò con Bloodborne, cosa che farò con Silent Hills e Mgs5 a meno che non escano info che indichino che stiano venendo sù una ciofeca).
    Detto wuesto io The Order lo acquisterò lo proverò e guidicherò, e probabiente mi piacerà, però per un gamer vedere sacrificata la parte ludica è sempre un pò un tuffo al cuore: è un azzardo nel senso che è giustificabile Solo se tutto il resto è Perfetto, ma per tutto il resto si intende la trama e la narrazione, ok per la narrazione ma la trama può piacere o non piacere, è l'azzardo è sperare che ci piaccia, se poi non piace si è rimasti delusi su entrambi i fronti! In sostanza ciò in cui hanno sbagliato secondo me è l'essersi inpuntati troppo su un singolo aspetto con la volontà di renderlo divinamente tralasciando altro: e questa sproporzione tra gioco e video non è un qualcosa che un giocatore apprezza o comprende immediatamente, è appunto un azzardo fare una scelta del genere.
    Del resto lo stesso Pessino ha dichiarato che in un possibile sequel approfondiranno molto il discorso ludico, speriamo, però nulla toglie che non era necessario un seguito per approfondire il discorso ludico, potevano farlo maggiormente già nel primo capitolo, senza bisogno di sacrificare nulla, nè storia nè gameplay, e le cose sarebbero andate diversamente!

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  4. comunque oh, applausi scroscianti. Ma qui dentro si leggono solo pezzi di alto livello.
    Veramente tra aku, metaller e compagnia mi rendo conto che ancora al mondo c'è chi il videogioco lo gioca, lo sente e fortunatamente lo sa ancora riconoscere.
    Bravi

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  5. Grazie vudux, sono commenti come questi che ci danno la giusta carica.

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  6. Alvise44 from spaziogames forum23 aprile 2015 23:13

    Complimenti
    Bell'analisi
    La storia è al volante e ogni tanto ci concede di essere noi a guidare quella bellissima fuoriserie che è The Order 1886.
    Fortunatamente, anche quando non siamo noi a guidare, conversazione e panorama restano estremamente piacevoli

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