venerdì 18 dicembre 2015

SPECIALE - Games Week: post mortem

PC | PS4 | XBOX ONE 

Mi siedo eccitato su una sedia bianco latte, appoggio la borsa, la tracolla, mi tolgo il cappello firmato da Toru Iwatani, il creatore di PacMan, fuori c'è un chiasso incredibile, dubito che questa nuova esperienza virtuale targata "Sony" sarà così immersiva , mentre sento un vociare indistinto di ragazzi eccitati, giornalisti, blogger e youtubestar alle mie spalle.

Un giovane impiegato Sony mi parla con una voce decisa ma eccitata almeno quanto me, sto per provare il Project Morpheus o il Virtual VR : Sono pronto ?

Il gioco per me scelto è Eve Valkyrie, una battaglia spaziale.
Tanto la foto non rende

<< Quando esci dall'hangar, spara alle navicelle rosse, non aver paura di colpire le astronavi blu, sono tue alleate e non gli fai danno..se ti viene la nausea alza la mano destra e io arrivo..se ti gira la testa, alza la mano...se perdi il contatto con la realtà...alza la mano ed io arrivo subito >>

Aku mostra tutta la sua perplessità (Giochi Stellari/The Last StarFighter/1984)

Sgrano gli occhi con una espressione tra l'incredule e il rapito.
<< Se perdo..il contatto con la realtà...? Ha detto davvero...una cosa simile ? >>
Prima che il visore mi cali in una nuova dimensione videoludica che aspettavo da quando il film The Last Star Fighter approdò al cinema e mi fece sognare di pilotare una navicella spaziale, sto sudando freddo, mi sento come se uscissi per la prima volta con una ragazza che ho aspettato per oltre 30 anni, forse è la volta buona per abbandonare sta pallosa realtà.

Un pensiero impazzito mi travolge facendomi venire in mente Il Tagliaerbe ed inizio ad inquietarmi: forse un vecchio (brutto) film che della realtà virtuale faceva una pericolosa nuova extra-dimensione aveva ragione? Siamo pronti ad essere alienati?

<< Non avrai altro dio all'infuori del VR >>
si noti il dado di D&D a lato destro, un tocco di classe


Dopotutto no, penso...è solo un Oculus Rift della Sony, non devo temere nulla, vero?
Non mi sono mai così tanto sbagliato in vita mia, dopo pochi, flebili istanti, scopro di avere le tette, mentre si accendono le luci della rampa di lancio e sono pronto per diventare una star-fighter.

CONTINUA...AT THE END 


Non ci piacciono poi troppo le fiere di videogiochi, lo sappiamo tutti, alla fin fine.

Seguire una manifestazione videoludica da spettatore o addetto ai lavori è una gran faticaccia, diciamolo chiaramente. Tra una zainata tirata a tradimento da un sedicenne con sudorazione ai massimi livelli, o uno strattone di una guardia giurata seguita da un minaccioso << fermo tu, n'dò vai? Spionaggio industriale? >> o l'ennesimo omarino di Telecom o FastWeb che ruba il nostro prezioso tempo che si esaurisce sempre più rapidamente, con offerte assurde del tipo << se firma il contratto, Fastweb le offre un caffè...>> (maddai oh, ammazza che spreconi)
Siamo costantemente messi alla prova.

Certo, sono fiere bellissime ma in grado di portare la razza umana all'estinzione o alla convergenza finale: un agglomerato di essere umani necromorfi che si agitano, corrono, spintonano, sudano e deambulano. Ci vorrebbe una edizione DEAD RISING : GAMES WEEK ora che ci penso.

ORE 9:00 A.M - L'orda lentamente si avvicina
ORE 16:00 PM - Il contagio

Il Games Week è una fiera di 3 giorni "consumer" come un simpatico unitologista di Ubisoft l'ha definita, senza menzionare la parola videogioco ma bensì "product placement" (aka prodotto di placenta)
Una fiera dedicata al consumatore, laddove l'amorevole "dedica" al consumatore è 4 ore di fila in piedi per 15 minuti scarsi di gioco, ma questo, beh, è un altro paio di maniche cara Principessa, il castello è in un'altro luogo. Questo non è un santuario ma un luogo di perdizione.
Sia ben chiaro, qualche immenso colpo di deretano, mi ha permesso di saltare ogni fila e di vedere e provare nel dettaglio, ogni fottuto gioco che arriva o arriverà prossimamente.
Perdonatemi, ma se non lo specificassi, mi sentirei un perdigiorno di inusitate proporzioni, poiché dopo il famoso Expo Milanese, ogni essere umano vagamente senziente, dovrebbe maturare un odio profondo per ogni fila che gli si presenta davanti, anche quella al Mac Drive.
Sul mio cartellino non c'era scritto blogger e nemmeno giornalista, a dirla tutta non so nemmeno se metto qualcuno nei guai nello specificare queste quisquilie..sempre meglio relazionarsi con le persone prima di prendere qualche contatto che ci permette di sfruttare le debolezze del sistema.
Non specifico oltre.
Questo articolo non lo volevo nemmeno scrivere a dirla tutta.
Non c'è nessun obbligo che mi vincola a scriverlo, se non amore incondizionato verso il media, un altro termine orrendo che rende bene l'idea e che mi ha insegnato uno standista ASUS.
Questo progetto, ovvero Gamer May Cry, ovvero questo blog, se vi fosse sfuggito, non ha "capi" e non c'è nessun collaboratore che mi sprona, non c'è nessun redattore e nessun responsabile che fa pressioni affinché io a pochi giorni dal rientro scriva queste sciancate righe che sembrano quel che sono.
Non ho alcun obbligo se non verso la mia genuina passione, la stessa peraltro che spinge The Metaller, Capitan Brod Brega, Gladiatore, Ryo e tutti i nostri amici e collaboratori (perdonate se non vi cito) che in passato, adesso ed in futuro, portano avanti questo blog, tra impegni lavorativi, impegni personali, e impegni di altra natura (sì anche quelli sessuali).

Non ci piace poi fare i runner ed inseguire le news, non ci piace essere per forza nel posto giusto per intervistare le persone giuste, perché siamo fatti così : nel momento in cui una passione diventa un impegno lavorativo, io appenderò il pad al chiodo. Ideologicamente almeno so che potrebbe accadere. Definiteci disincantati moderni eccheccazzo dai.
Non vogliamo sembrare arroganti e nemmeno spocchiosi nell'affermare ciò, semplicemente non abbiamo alcuna pretesa intellettuale verso il nostro selezionato pubblico che si auto infligge la lettura di Gamer May Cry.
Non vogliamo sembrare disperatamente alla ricerca di applausi, non vogliamo essere "sul pezzo" e non vogliamo inondare di parole inutili i nostri lettori (come sto facendo).

Ovvio, la Games Week è una di quelle manifestazioni che non andrebbe persa, come Colonia, il celebre E3 o il Tokimeki (LOL)

In questa lunga kermesse di quattro giorni non mancano tante novità, tante offerte e tante cose di cui nessuno sentiva il bisogno, come il nuovo Assassin'Creed che però permette di giocare a Frogger tra le navi che solcano il Tamigi.

La spettacolosa corsa sul carrettini di Assassin's Creed : Syndacate

Del resto viviamo nell'epoca aurea dell'internet, che secondo molti è destinata ad esplodere, tra oracoli, puttanieri e tanta approssimazione nel nostro settore (ammesso che mi possa ritenere del settore..ovvio..)
Ci sono sicuramente siti internet che trattano nel dettaglio ogni singolo angolo della manifestazione, facendo un resoconto dettagliato di ogni titolo presentato, di ogni star ospitata, FavJ, Sabaku, CiccioGamer, Zoda che cito solo perché ha un nome da cattivo, tipo Mumra.
Nel mio piccolo, voglio solo raccontarvi solo di qualche titolo provato che mi ha favorevolmente impressionato o semplicemente incuriosito, non vi farò un elenco di giochi, non vi serve sapere che il nuovo Tomb Raider, provato nello stand XOne, è assai notevole ma, di fatto, offre sempre la solita roba, anche se stavolta in acqua.
Così come Shadow of The Beast, sorta di remake/reboot carino eh, ma "che c'azzecca" con il suo glorioso passato ? Tra l'altro sembra incredibilmente "sabbioso" con una palette marrone/terra/sabbia abbastanza bruttina.

Veniamo ai provaggi. Che è meglio, visto che non sono bravo con sti preamboli social.


DARK SOULS III

Sony ha preparato un ambiente tetro e nero per il suo terzo capitolo, entro in un grosso cubo nero, scosto un pesante drappeggio nero e davanti a me si parano 8 postazioni PS4 in una confortante oscurità. Mi accomodo ed inizio la danza macabra, tra spade e non morti.
BloodBorne sembra aver fatto scuola : i colori di Lothric sembrano quelli di Yarnham, tali e quali, ma è Dark Souls, senza alcun dubbio. Scheletri e zombie mi danno il benvenuto, il feeling è ottimo, lo sono di meno gli asset rubacchiati qua e là dal precedente gioco From Software però.
Un occhio attento individua subito colonne, statue, candele, cancellate, volte, portoni, che provengono dal precedente titolo, sconfortante, ma magari - penso - non vogliono mostrare troppo alle anime oscure.
Altri colleghi mi confermano che è sempre la solita "demo" che circola fin dalla preview stampa dell'E3. Il gioco sembra tale e quale a come ce lo si aspettava e ci mancherebbe.
Voci di corridoio profonde rimbombano nei meandri della serie : questo sarà l'ultimo capitolo, non faccio fatica a crederlo, ad onor del vero.

Un inchino a Nicola Chiappe e alla sua foto spettacolare,
prima che la statua venisse "recintata" 

FUNFACT :
<< Ehi ma stai facendo una foto !!!? E' vietato ! >>
<< No, sto facendo un filmato, non una foto..>>
<<...Ah..cazzo..sei un grande >> !!!
( poi mi fulmina dopo un sorriso, respawn al falò vicino)

BLUEVOLTA
Una vecchia avventura punta e clicca ha ancora ossigeno in questo mercato frenetico e cannibale ?
Io dico di sì, specie se la qualità e lo stile grafico è così originale, così artistico e così accattivante.
In molti non lo sanno ma una mia passione segreta sono i libri pop-up.
Si tratta di libri "da bambini" che tirando leve di carta e cartoncino apposite "si aprono" letteralmente ai lettori, ne avrete sicuramente visti nelle vostre spedizioni nelle librerie durante le feste Natalizie.
Sono piccole perle di ingegno.
Ebbene io li colleziono, ovviamente non quello di Cenerentola o Pinocchio, in cui se tiri una levetta si apre la carrozza zucca o Geppetto nella Balena..prediligo quelli con tematiche creepy-horror (ovviamente)..oppure quelli bizzarri o evocativi come quelli di Edward Gorey o Brian Lee.
Perché vi parlo di questo esattamente ?
Beh, per diversi motivi, ci sono molti punti di contatto tra queste opere di estro creativo. Anzitutto Bluevolta è ambientato tra i libri. Il giocatore dovrà accompagnare Zeno, l'ultimo bibliotecario rimasto, nel viaggio più importante della sua vita, alla ricerca di un antico volume, il nostro avatar dovrà abbandonare la pigra routine della Cittadella della Conoscenza, per esplorare i misteri più antichi della civiltà stessa, luoghi fantastici, pitturati a mano con un tocco leggiadro, ricchi di personaggi bizzarri e memorabili ed enigmi abilmente inseriti nel gameplay del gioco.
Secondo, BlueVolta è fatto, o meglio disegnato a mano dal bravissimo e talentuoso artista Francesco Pirini, che come molti libri pop-up ha ben pensato di usare uno stile genuino e molto personale, facilmente definibile come originale, forse leggermente "francese" (almeno a me l'ha ricordato)
Ebbene, i ragazzi Milanesi di Ossocubo (simpaticissimi e disponibili) nel loro stand mi hanno conquistato con il loro stile e con la loro accattivante proposta videoludica che strizza l'occhio ad un mondo che mi è sempre piaciuto. Bluevolta ha la classica impostazione punta e clicca, tuttavia conserva un fascino decisamente indiscutibile. Ne sapremo di più nel 2016.

La simpatica mascotte dei ragazzi di OssoCubo
e uno spiraglio dello stupendo artwork
Uno scatto rubato al bellissimo artwork  

FUNFACT :
<< Fa la foto alle librerie a pagamento del gioco, si accorge della gaffe e chiede umilmente scusa >>

FOR HONOR
Massimizzare l'epicità in un videogioco è una cosa ardua, eppure For Honor, insospettabile nuovo titolo multiplayer lanciato durante lo scorso E3 è grasso che cola sulla lama della nostra spada.
Il gioco è visivamente un gioiello, non solo non possiede incertezze sul versante tecnico ma restituisce pure un'ottimo feeling ludico e di medioeval mazzate.
In un marasma indistinto di piccoli cavalieri e soldati che si trafiggono e si conficcano spade negli elmi, d'improvviso si erge il mio avversario (che sta a ben tre postazioni da me) dopo una piccola schermaglia che mi mette in difficoltà, lo ammazzo, il godimento è assoluto, non so nemmeno come ho fatto. A metà fra un Musou e un War of The Roses ma in terza persona, FOR HONOR sembra un titolo da tenere d'occhio.
<< Basta coglionare malandrino !!! Fatti sotto imbelle !!! Che ti sfascio la capa !!! >>
- discorso realmente avvenuto in cuffia

FUNFACT :
- Aku nota una carinissima bionda che si aggira nello stand Ubisoft un po' spaesata, ha il cartellino con su scritto "Devteam" e ha una t-shirt di For Honor.
Sicuramente - penso - c'entra qualcosa. Cerco di avvicinarla.
Mi si para dinnanzi uno di Ubisoft, intuisce le mie intenzioni, mi guarda e mi dice
<< Sopra il mio cadavere uomo >>
Non so perché ma la scelta delle sue parole era perfetta, c'avrei aggiunto un "marrano" però.



GAME LEGENDS
Mentre intere orde di assatanati quindicenni si scannavano all'Unieuro, rubando ogni gioco e venendo puntualmente beccati da una equipe di guardie di sicurezza, un piccolo stand commerciava amabilmente gadget di qualità sopraffina. Teokrazia, vecchia lenza del TFP e non solo (Multiplayer.it) mi introduce in questa bambagia, compro tutto quello che esiste di The Evil Within e una t-shirt di Diamond Dogs (Metal Gear Solid). Cose belle per nerd o un geek prima che una cazzo di odiosa serie televisiva mi prendesse ideologicamente di mira. Anche queste piccole cose, alla fin fine, in una proiezione di sbattimento di 3 giorni di marasma, aiutano a conservare un buon ricordo della manifestazione, rimane solo il piccolo cruccio di non aver speso più soldi nell'unico stand che probabilmente meritava di averne di più. #FanculoUniero anche per me Teo(Krazia). 

32cm x 28cm di libidine 
                                          


FUNFACT :
- Dopo aver fatto shopping, mi preparo a pagare, ma mi capita un cassiere inglese, prima di sfoggiare il mio infallibile accento british alla cotoletta, noto che tenta di smozzicare una frase in italiano.
Prova a dirmi la cifra che devo pagare in lingua italica ma si confonde e scambia il "quaranti" con "l'otanti". La cosa più preoccupante è che io ero talmente ingasato dalla refurtiva che avrei pagato senza batter ciglio. The Power of Games Geek. 


L'IWATANI IMBRUTTITO : 
L'HASHTAG CHE NON PARTI' MAI *

In occasione del 35esimo anniversario di Paku Paku, una delle conferenze più interessanti in programma alla Games Week era quella del suo creatore.
Venerdì entriamo nella sala Bolaffio tutti speranzosi alla conferenza tenuta da Toru Iwatani, il padre della pallina gialla più famosa del mondo. L'ambiente è confortevole ed è incredibilmente pieno di ragazzi giovani, quelli che un occhio attento non tarderebbe a definire di età sbagliata..ma pac man è una di quelle figure che accomuna l'umanità intera.
Ci sono molti ragazzi/e in sala e fa piacere vedere una simile affluenza ad un vecchiardo come me.
Dopo poche parole introduttive di A.E.S.V.I, organo ufficiale di diffusione cultural-videoludica nel bel paese, a torto o a ragione, arrivano puntuali le solite menate di un giapponese di oltre sessant'anni, vissuto in un epoca che ormai è a dir poco desueta per usare un eufemismo (e ripensa alla idiosincromatica visone di Suda con la patta dei jeans bagnati fradici che ridacchia, esce da un cesso, incurante di chi gli sta di fronte) sarà anche un personaggio "trash" il Giochi Suda ma comunica. Esprime un'empatia migliore un pazzoide come Suda o un Kamiya su Twitter che questi daimyo dell'epoca videoludica passata, ma queste son turbe di un fanboy di Suda.
D'accordo, epoche diverse, ammetto che sono rimasto un pochino scottato e leggermente prevenuto nei confronti del Signor Iwatani che un po' si vedeva che era stanco, un po' si vedeva questo o quello, un po' si vedeva che l'età aveva fatto il suo corso, un po' si vedeva che fare delle foto con dei fan del suo gioco gli interessava relativamente.
Cominciano puntuali i divieti, niente foto, niente questo, niente quello..si sa, è una personalità.
Nella mia "carriera" ho conosciuto Tsukamoto, Cronenberg, Lynch, e il grandissimo Bruno Mattei, erano personalità pure loro. Forse però, ho preso solo di petto un caso sfortunato, voglio crederlo.
La conferenza di Iwatani era un coacervo di cose sapute e risapute, niente che wikipedia o qualche buon sito di retroagaming (Dan The Hero Dan) http://danheroden.blogspot.it non sappia spiegare ed efficientemente divulgare a dovere, tra l'altro.
Momento TRAGICO quando scopriamo con indicibile orrore cosa sta facendo Toru Iwatani con i soldi dell'università di Tokyo e del governo giapponese dedicati delle sperimentazioni delle nuove tecnologie nel paese del sol levante : una sorta di armatura pacman con led da indossare e giocare con movimenti di danza. Era per quello che non voleva che si facessero foto ah.
Iwatani è in un'altra dimensione, non di un'altra epoca.
Colpo finale con Rush combo da 9hit e stun annesso, la proiezione del trailer di quel film innominabile (Pixels) ovviamente in inglese, lingua che riscuote un certo successo nel nostro paese.
Seguono domande varie ed eventuali, alcune ingenue, altre costruite bene, altre ancora assolutamente superflue..l'unica domanda che mi sarebbe piaciuto fare al Sensei Iwatani era questa :
<< Maestro Iwatani, lei gioca ancora ??? >> ..

* Il Parere espresso in questo piccola piccola disamina è assolutamente personale e volutamente provocatorio o magari no.



Circondato da uomini e donne del suo staff, Iwatani era inavvicinabile

TRANSFORMER DEVASTAZIONE : EPIC


E' semplicemente stupendo, perfetto, pazzescamente anni 80, l'ha fatto la Takara non i Platinum per quanto mi riguarda. I colori sparafleshosi trafiggono gli occhi e la fedeltà alla serie della Takara/Hasbro (ok, stavolta la cito..) è assoluta. E' talmente "Platino" che solo questo può vagamente far intuire la proporzione di questo gioco vintage, per pochi selezionati gamer che su Odeon Tv guardano gli AutoRobot. Mi piacerebbe provarlo ma vengo dirottato su Tony Hawk 4 ? 7 ? Alliance ?
Insomma un gioco che ha rag-doll spassose, dovrebbe trattare di skateboard ed evoluzioni come flip roll e altre funamboliche mosse. Più lo vedo, più percepisco una lontananza affettiva con i giochi sportivi quasi come se mancasse nel mio dna un cromosoma dedicato allo sport.

FUNFACT :
Torneo "Figueiro" a Tony Hawk Pro Fire Wrestling. Risultati scompiscianti, questo gioco ha ragdoll stupende, altro che Goat Simulator.

Questa sarà la mia OST mentre gioco.


L'ANIMA OSCURA DEL PAD 4

La famigerata zona PAD 4 della Games Week, oltre che essere la più inaffrontabile per caciara dovuta alla presenza delle youtube star (che l'alimentavano sapientemente tra l'altro) - tornei a giochi vari ed eventuali (no Tekken 7 no party...) aveva una succulenta perla nascosta nello stand della Game Art Gallery. Dentro una contenuta esposizione artistica dedicata quasi interamente a PacMan, per via della presenza del suo creatore alla GW, e opere artistiche dedicate ad altri giochi fra cui Fallout 3 o Grim Fandango o Monkey Island (roba da strapparsi i capelli come le mappe firmate da Ron Gilbert) aveva una piacevole sorpresa al suo interno.

Faccio conoscenza con Francesco Toniolo, Filologo moderno, studioso di videogiochi, l'ennesimo promotore del media videoludico decisamente distante da certe correnti di pensiero che attecchiscono al giorno d'oggi e fanno presa sul giovane pubblico.
Francesco è un saggista, uno storico dell'arte videoludica, un ricercatore. Il libro su Dark Souls me lo vende non appena ne scorgo la copertina, un amico, Nicola, si accaparra invece il libro di Mass Effect "Effetto di Massa". Mi tocca rinunciarvi perché non ho proseguito le gesta di Ana, la mia protagonista di Mass Effect, che naque per un capriccio di un amico atto a sfottere.
I libri di Toniolo sono altamente didattici (per così dire) e quindi pieni di riferimenti specifici al gioco, trame, connessioni, comparazioni, evito dunque di "rovinarmi" Mass Effect 2 e il tanto criticato Mass Effect 3 e dunque evito (per ora l'acquisto).
"Queste Anime Oscure" tratta nello specifico di tutti i Souls e di BloodBorne. E leggendolo proprio in questo periodo non posso che confermarne le prime impressioni maturate : un lavoro enorme, pieno di riferimenti mirati non solo da chi li ha giocati, studiati ed analizzati, ma anche un videogiocatore in piena regola che ha un vasto curriculum esponenziale ed esperenziale da cui attingere a piene mani.

Se vi state chiedendo come Solaire sia Solaire (no spoiler) o di come Manzoni c'entri con le opere di From Software, ordinatelo subito perché non ve ne pentirete assolutamente : il falò della cultura videoludica arde in quest'opera.
La fretta di assorbirlo era tanta che mi consumava l'anima.
L'autore con la sua spettacolare t-shirt di Hello Cthulhu

FUNFACT :
<<...Alessandro..vuoi fare la foto con Sabaku ? >> - apparso come un chosen undead nello spazio espositivo dietro all'autore - << No, vorrei una foto ricordo con te Francesco...>> 


SEGUE...

Ok, le luci della rampa si accendono, mi guardo intorno, tutto è pazzesco, giro la testa a destra e sinistra, no, non sono alla Games Week.
Sono su un'astronave, sento quella pazzesca accelerazione, mi sembra quasi di sentire le vibrazioni della cabina, le cuffie mi isolano completamente da tutto quello che è esterno, semplicemente non esiste, no more.
Ricevo una comunicazione dal comando, bofonchia qualcosa sui nemici da abbattere (alle solite insomma).
Dopo pochi attimi sono fuori dall'hangar, ed è una botta tremenda perché sono proiettato come un missile nello spazio e la mia cabina è prevalentemente fatta di vetro o di un materiale che ha la stessa consistenza e trasparenza,..no aspetta, è un gioco, non rischio nulla se si infrange la cabina.
Vedo i pianeti, vedo le stelle, guardo verso il basso e provo una leggera nausea, sono in mezzo al vuoto siderale, per la prima volta.
Ci metto qualche minuto a focalizzare i comandi, R1 "mitra" e R2 "missili teleguidati"...dopo pochi attimi appaiono le navicelle nemiche, tento qualche manovra evasiva ma i risultati sono a dir poco drammatici. In questa demo/beta è impossibile morire, quando colpisci un relitto o un meteorite vieni sbalzato su una trattoria giusta, meno male..altrimenti avrei distrutto una intera flotta. Sono certo che nel gioco finale un contatto ravvicinato con un meteorite non sarà esattamente piacevole.
Inseguo e vengo inseguito, sparo, aggancio, e abbatto i nemici, le mie abilità vengono misurate su una larga scala stellare, tra implosione e navi che si infrangono cozzando su rocciosi asteroidi
La mia testa si muove a destra e sinistra, il pad è talmente fuso nell'esperienza, che non mi sogno nemmeno di vedere i controlli o capire come si usa propriamente il "mitragliatore"
Una voce mi richiama alla realtà reale e tangibile. 





<< Mi spiace, prova finita...allora ? Come è stato Ale ? >>

Balbetto qualcosa, ma l'esperienza sul VR è stata maggiore di qualunque devkit Oculus Rift che finora ho provato, non so da cosa possa derivare, forse la profondità dell'ambiente (regolabile tramite una pratica rotella posta nella zona anteriore del casco che indossi) o magari manco lo so.
Forse si sta realizzando quello che avevo profetizzato blandamente su tante discussioni : quando una BIG company inizierà ad investire seriamente nella cosiddetta realtà virtuale, non ce ne sarà per nessuno.
Oculus Rift è sicuramente un device da tenere d'occhio, ma come sempre saranno i giochi a fare la differenza. Si possono prospettare due scenari, altrettanto verosimili, il primo potrebbe vedere dominare l'Oculus Rift nella scena del computer gaming, solo se i giochi indie vengono supportati degnamente
L'altro scenario, assai più verosimile, è che Sony punti parecchio su questa nuova, vecchia (?) tecnologia, inondando il mercato o con una linea parallela di giochi tipo effetto Kinect, brutto paragone ma che rende bene l'idea, concedetemelo.
E come una vecchia volpe, Sony ha capito che l'epoca motion controller non può (ancora) essere integrata con sufficiente sicurezza, quindi..pad alla mano e casco fissato in testa : L'OltreRealtà è alle porte....finalmente.
Un Honoo prova l'Event pay-per-view ma senza divas

BONUS STAGE : QUIX

Il QUIX è un brillante quiz videoludico "sociale" ideato dal dinamico e conosciuto duo KenoBisboch (Fabio "Kenobit" Bortolotti e Andrea Babich) ospitato per la prima volta dentro un locale di Milano, questo quiz videoludico ha potenzialità a dir poco enormi affidato a questi due.
Si prega di vedere il playground dei due soggetti se si hanno riserve, che meriterebbe un articolo a parte. Sebbene non faccia parte direttamente della Games Week (una autentica idiozia da parte dell'organizzazione non averlo cercato e voluto al suo interno ..)
Ho voluto partecipare alla prima serata introduttiva e di stesura del quiz, assieme ai celebri e celeri Videogiocatori Figueiri, l'unico gruppo "social" per cui vale la pena avere Facebook, o quasi, a mia modestissima opinione.
In questo caso c'era una delegazione ridotta la D.D.R (Delegazione di rappresentanza) La serata è stata un successo, perché ha dimostrato che il Quix funziona : diverte, intrattiene e perché no, può persino far sorgere una sana competizione a suon di Pac in Time.
Su una formula di gioco agile, dalle meccaniche semplici ed immediate, il concorrente deve arrivare (con tre vite/cuoricini) alla fine di un percorso videoludico aspro o morbido, a seconda dei casi, scegliendo ad una specifica domanda una combo di quattro risposte, alcune ovviamente in grado di suscitare grasse risate :

Ecco l'esempio di come si presenta una schermata del QUIX :
 a destra gli aiuti ancora disponibili del giocatore
a sinistra le immancabili "vite" e il "mondo" affrontato...
(un doveroso grazie a Kenobit per la pic originale) 
La serata del QUIX all'inizio dei giuochi
Percorrendo una strada irta di domande attraverso decadi di videogiochismo duro e puro e ovviamente sconfiggere il boss finale. Le domande del QUIX riguardano curiosità, aneddoti, date di pubblicazione e molto altro. Tutta roba che se l'hai giocata è un bel ripasso, altrimenti lieta aggiunta al proprio background videoludico, poiché non mancano prodighe spiegazioni del duo, sempre alleggerite da una atmosfera festaiola e piacevole.
E poi infine che quiz sarebbe se il concorrente alla fin fine non giocasse ?




Un'apposito spazio è stato dato intelligentemente anche a questo lato : per evitare una domanda particolarmente ostica, il giocatore può decidere di giocare un titolo scelto dai due crude busters o di farlo giocare da una cavia del pubblico e dimostrare che è in grado di sconfiggere (per così dire) la domanda.
E se il gioco scelto è pura monnezza arcade datata konami, si sprecano le risate, mentre Babich e Kenobit traghettano la serata come veri presentatori, rispettivamente il presentatore e il notaio. Due figure che ormai sono una consuetudine e che spesso si scambiano i ruoli alternando il ritmo.
Promossa a pieni voti la serata. La speranza è di rivederli in streaming o magari in qualche vera conferenza di appassionati di videogiochi e retronostalgie. Anche se, confesso, mi è piaciuta l'intimità della serata che è venuta a crearsi.



E questo è quanto, molto altro ci sarebbe da dire ma se vi dicessi tutto l'anno prossimo non verreste.

Conservo la dignità per poi perderla miserevolemente insomma.

Non mancate il prossimo anno perché c'eravamo tutti.

3 commenti:

  1. Risposte
    1. Il piacere è stato tutto mio Dan.
      E complimenti (come sempre del resto) per l'ultimo tuo articolo che mi ha fatto ripercorrere epoche.

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  2. Se il conte è rimasto piacevolmente colpito dalla periferica, forse non tutto è perduto per essa! Però se non si danno una bella svegliata coi giochi per VR... non avranno mai la mia attenzione

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