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venerdì 25 marzo 2016

VOX POPULI - The Witcher 3: rispondiamo alle vostre domande

PC | PS4 | XBOX ONE

StrikerSeven (A.B) ci scrive privatamente da Facebook e ci pone una qualche riflessione interessante alla quale non vogliamo certo sottrarci
Ciao aku
Sto giocando a The Witcher 3: Wild Hunt da qualche giorno.

Finora solo imprecazioni: non ho capito una beata minchia della storia, ogni personaggio che si presenta è una vecchia conoscenza che non conosco e tutti danno per scontato.
Sto sempre senza soldi, mi si rompono le armi in cinque minuti e sto sempre senza nulla.
Apro il menu e mi viene il panico a vedere tutto quel mare di roba e non ci capisco una minchia.
Non trovo nessuno che mi venda mezza cosa decente e se lo trovo, costa l'ira di dio.
Il combat è un po' strano, quasi randomico, a volte neanche mi toccano e a volte muoio in 10 secondi. Devo dire però che arrancando arrancando, sta iniziando a piacermi, ho appena fatto una missione con streghe ed alberi posseduti e ho notato con molto piacere che finalmente nessuno si è messo in mezzo con roba pregressa ed ho iniziato ad apprezzare il titolo.
Il mondo del Witcher è molto bello. Spero però in futuro che il fantasy proposto assuma più corde berserkeriane che ispirate al Signore degli Anelli.
Perché la seconda ispirazione non mi piace... ho problemi col fantasy in generale, ma lo sapevo già.

Devoto StrikerSeven,
Anzitutto grazie per avermi dato la possibilità di poter rispondere a qualche piccolo quesito su uno dei videogiochi che più mi hanno appassionato, divertito ed emozionato dell'ultimo lustro videoludico. The Witcher 3: Wild Hunt è davvero un gioco mostruoso, un'opera realmente prodigiosa che stimola meraviglia e genera stupore e all’insieme atterrisce, ma come tutti i videogiochi fuoriclasse non si tratta di un titolo di facile comprensione né di un titolo facilmente assimilabile con una manciata di ore sul groppone. The Witcher 3 è un titolo ermetico, da corteggiare lentamente.


Finora solo imprecazioni: non ho capito una beata minchia della storia, ogni personaggio che si presenta è una vecchia conoscenza che non conosco e tutti danno per scontato.

Partiamo dall'aspetto narrativo e scenico del gioco, in quanto si tratta del primo scoglio che qualunque giocatore deve affrontare. Il mondo dello Strigo Geralt di Rivia è vasto e complesso, gli intrecci sono innumerevoli, tanto che persino a livello topografico non è di facile assimilazione, con tutti i suoi confini, le sue città fortificate, gli stemmi araldici e il cast di personaggi che si muove al suo interno. Il giocatore viene buttato dentro un conflitto tra due grandi fazioni, Redania e Nilfgaard, ma attorno a queste due potenze circolano città autonome, sovrani, sotterfugi politici, spie, ambiziose maghe, conflitti religiosi e molto altro. The Witcher 3 atterrisce. Questo è il termine giusto.


I Regni Settentrionali e i loro blasoni 



È impossibile godersi il gioco senza aver giocato The Witcher 2: Assassins of Kings (ma consigliamo anche The Witcher), non fosse altro che per la straordinaria raffinatezza dei CDP-R nel disseminare in tutto il gioco una tale mole di citazioni tratte dai precedenti giochi da dare il capogiro e riempire gli occhi ed il cuore ai veterani della serie. Ogni zona di questo gioco è minuziosamente fedelmente riprodotta dal suo passato e le zone nuove sono vertiginosamente riuscite.
Come se ciò non bastasse però, all'ombra di un battage pubblicitario onesto che mai ha mancato di ricordare che tutta questa saga sia ispirata al 90% dai libri di un autore polacco, tutti e tre i giochi sono dipendenti dai libri di Andrzej Sapkowski, tutti i personaggi della storia che andrà lentamente a disvelarsi sono vecchie conoscenze già incontrate nei libri.
In realtà si può trovare pressoché ovunque la filastrocca che tanti giocatori, spesso non lettori dei libri, si raccontano per farsi coraggio: i libri non sono necessari perché la saga videoludica di The Witcher è una sorta di universo parallelo o meglio un what-if dell'universo magistralmente reso nei libri.
Ciò non corrisponde alla verità, purtroppo.
Ogni personaggio, come fai benissimo a ricordare, conosce già i personaggi che incontra, menziona le loro avventure passate, i loro amori passati, le vicende che li hanno legati o allontanati, fatti fronteggiare o messi alla prova. Persino i nomi delle missioni in molti casi ricordano titoli di racconti indimenticabili dei libri. In poche parole, ogni attore di The Witcher 3 conosce già gli altri attori sul palcoscenico. Il giocatore si trova quindi sbalzato in un mondo complesso, in una sorta di Games of Thrones interattivo, dove però abbiamo visto solo le tre puntate della prima stagione, e dove il ritmo dei dialoghi è davvero zelante e la comprensione dei medesimi è assai fondamentale per capire cosa ci ruota attorno.


La Terra di nessuno, nota anche come Vellin o Velen, è la terra conquistata dall'Impero di Nilfgaard durante la Terza Guerra del Nord. Situata tra il fiume Yaruga e la valle del Pontar. È una zona piena di paludi e terre inospitali, massacrata dal passaggio degli eserciti, piena di brigantaggio e mostri erranti.

Infine, la profonda maturità con cui vengono trattati tutti i temi, e la stessa caratterizzazione dettagliata di ogni personaggio, che sembra pensare e vivere vita propria, non fa che aumentare questo crepaccio. Il glossario dei personaggi tenta di aggiornarsi con tante note aggiuntive ma non è sufficiente, il giocatore veterano ed esperto capisce che gli mancano tanti, troppi tasselli, per ricostruire il mosaico che gli si para dinnanzi. Chi è Yennefer di Vengeberg? Chi è Ciri? Chi è Eredin? Cosa sta succedendo? Perché Novigrad è una città autonoma risparmiata dai trabucchi d'assedio di Redania e NilfGaard?
The Witcher 3 non ha alcuna pietà del giocatore neofita che vi si avvicina per la prima volta. Certamente il metodo è avventuroso, se miriamo al terzo capitolo e non abbiamo mai giocato i primi due capitoli, per non menzionare i 7 libri, non avremo quasi possibilità ne di comprendere la trama ne di comprendere la straordinaria narrazione che si dipana con un tocco di classe, stile e gusto, unici. Ma non è finita qui. Il giocatore che invece ha già giocato i due precedenti Witcher si troverà spiazzato almeno tanto quanto il giocatore neofita, poiché perfino la prima apparizione femminile, se si escludono due rapidi flashback passati, è completamente una nuova entrata.

L'ultimo libro dell'edizione italiana ha avuto uno strano destino, a sinistra potete
vedere a prima copertina "cestinata" a furor di popolo dagli stessi lettori.
Editrice Nord ha dovuto modificarla.

Il lettore e giocatore invece si trova completamente corazzato, pronto ad affrontare e cogliere ogni sottile citazione, ogni missione che ricorda vagamente qualcosa di visto o giocato o si ispira ad un racconto nei libri, ogni rimando del passato, sia cartaceo, sia videoludico, in un turbinoso vortice di accadimenti, situazioni, lotte, decisioni, tradimenti, e amori. All'ennesima battuta tra Geralt ed un amico nano che ricordano di uno strano incontro passato, inafferrabile, sale l'amarezza per non avere i mezzi per capire a cosa diavolo si stanno riferendo.



Sto sempre senza soldi, mi si rompono le armi in cinque minuti e sto sempre senza nulla.
Apro il menu e mi viene il panico a vedere tutto quel mare di roba e non ci capisco una minchia. Non trovo nessuno che mi venda mezza cosa decente e se lo trovo, costa l'ira di dio. Il combat è un po' strano, quasi randomico, a volte neanche mi toccano e a volte muoio in 10 secondi. 


Un altro aspetto da tenere in grande considerazione è lo stesso gameplay di The Witcher 3. Come il comparto scenico, non concede sconti. Modificato fino ad arrivare alla patch 1.12, The Witcher III si è considerevolmente ammorbidito con il tempo, eppure nonostante tutto, la sua natura aspra e poco incline a modalità placenta, come Bethesda o Elettronic Arts ci hanno pasciuto, è uno scoglio difficile da aggirare. Sulle prime Geralt è sempre senza soldi, in rari casi riuscirà a trovare corpose borse di monete d'oro o corone, in casi eccezionali avrà cospicue ricompense, starà perlopiù a contare i pochi soldi nella sua bisaccia, anelando (assieme a noi) una nuova corazza o una spada. L'aspetto di essere un perenne spiantato non piace a tutti, ma è pur vero che è uno stimolo ludico e di longevità non da poco. Per ottenere più soldi, che poi potremo spendere in qual che vogliamo, perfino prestazioni sessuali, Geralt dovrà sempre rincorrere il Codabiforca di turno, compiere una caccia, riscuotere una ricompensa e terminare un contratto. La varietà dei contratti è impressionante, ma spesso dopo una lotta saremo costretti a riparare la nostra armatura, pezzo per pezzo.


Ancora una volta The Witcher 3 allontana il giocatore casual.

Purtroppo in TW3 sono stati tolti i sei stili di combattimento che invece avevamo piacevolmente
trovato nel primo capitolo del gioco, uniformandolo a due stili con le stesse movenze.

Per non riparare l'armatura e quindi di riflesso, non spendere soldi, dovremo diventare veri witcher, in grado di combattere ogni nemico ed uscirne incolumi. Dovremo sfruttare ogni pozione, decotto e ogni bomba contro il nemico giusto, dovremo intingere la lama prima di affrontare un avversario, individuandolo correttamente con i sensi da Witcher, decifrando ogni suono che emette, solo dopo potremo combatterlo in scioltezza in scontri bilanciati ai livelli avanzati (e spietati) e scontri più dolci ai livelli base.
Il gameplay è comunque stimolante, ma non concede sconti ai livelli avanzati, le prime difficoltà sono molto morbide, anche un witcher poco esperto, che sbaglia pozioni o unguenti, può avere la meglio facilmente, nella difficoltà massima ovvero Marcia di Morte non sono permessi errori.



Il mondo del Witcher è molto bello. Spero però in futuro che il fantasy proposto assuma più corde berserkeriane che ispirate al Signore degli Anelli.


In realtà il mondo di The Witcher è proprio una ipotetica Quarta era del signore degli anelli, dove la razza elfica è ormai irrimediabilmente decaduta e dove rimangono solo poche vestigia del loro grandioso passato, dove i nani sono vagabondi ed errano nelle città umane o nelle compagnie mercenarie, prestando l'ascia o il loro talento di forgiatura, e dove sempre meno creature leggendarie affiorano alla vista dell'uomo, comparendo perlopiù solo nei racconti di canuti vecchiardi, che attorno a pigri falò, sciorinano solo filastrocche ad affamati nipoti della guerra.

Su tutto dominano gli umani, con potenti eserciti capitanati da ambiziosi imperatori che fagocitano interi boschi di driadi per costruire trabucchi, picche e torri d'assedio. Dove battaglie e conflitti per il potere, si susseguono senza sosta, e dove ben poco spazio è dato alla magia e ai suoi influssi illuministi.

Il cuore nero degli uomini è stato conquistato dal Bejelit.




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