sabato 28 maggio 2016

RECENSIONE - Uncharted: L'abisso d'oro

PSVITA

Quando si parla di spin-off nella mente di un videogiocatore si creano lampi di paura inspiegabili.
Se poi parliamo del gioco di lancio di una console e di un brand famoso e consolidato allora non si tratta più di semplice sentimento di timore, ma di vero e proprio terrore cosmico.



Questo fortunatamente non è il caso di L'abisso d'oro, lo spin-off dedicato alla saga di Uncharted edito su PlayStation Vita e sviluppato da un team che non ha mai partecipato allo sviluppo dei precedenti capitoli. Ma quelli di Sony Bend ci sanno fare, soprattutto in campo portatile se si pensa ai deliziosi episodi di Syphon Filter, giochi d'azione in terza persona che funzionavano su PSP nonostante il suo analogico mozzato. Strano ma vero.

Di sicuro non sarà stato facile portare quel particolare mix ludico tipico della serie su una console così piccola. Una sfida non da poco, ma fortunatamente superata.

Golden Abyss è a tutti gli effetti un Uncharted, nel bene e nel male. Una piccola avventura che fa subito sentire a casa tutti quelli che hanno provato almeno una volta le avventure di Nathan Drake in giro per i luoghi più impensabili del globo.


La struttura è quella classica di sempre, ma gli sviluppatori hanno sapientemente usato tutte le nuove funzioni touch di Vita per imbastire un sottosistema di interazioni davvero riuscito e piacevole da utilizzare. La buona notizia è che molte di queste novità non sono obbligatorie. Per eseguire una scalata, ad esempio, possiamo spostare il dito lungo la direzione che vogliamo far seguire al nostro personaggio e osservare una scalata automatica, ma allo stesso tempo possiamo spostarci in modo tradizionale, usando la levetta analogica.

Determinate interazioni invece obbligheranno all'utilizzo delle funzioni specifiche della console. Il solo sensore di movimento infatti sarà dedicato all'equilibrio sui ponti, le dita saranno i nostri unici QTE contestuali, le mappe andranno ricostruite attraverso un puzzle da trascinare pezzo per pezzo grazie al touch, un antico tesoro andrà ripulito in tempo reale sfregando sulla superficie stessa dell'oggetto. Arriverà anche un enigma che non vi svelerò, ma con un tipo di interazione che sicuramente non avrete mai visto in nessun videogame prima d'ora.

Il ritmo del gioco è stato studiato in modo ottimale e per certi versi l'ho preferito anche a quello del primo capitolo della serie. L'abisso d'oro infatti non fa mai pendere eccessivamente la sua bilancia verso il lato shooter nel suo svolgimento.

Sì, ci sono sicuramente molte sparatorie, ma sono ben diluite all'interno dell'esperienza per garantire la varietà sufficiente a non annoiarsi. Non capiterà mai di ripetere le stesse azioni troppo a lungo, tra fase platform, un tesoro da trovare, una fase shooter a base di cecchinaggio. Un buonissimo ritmo accompagnato da un gameplay mai macchinoso. Non mancano neanche le ormai immancabile sezioni stealth, con un'implementazione semplicissima basata su un singolo tasto per l'uccisione silenziosa e delle ronde facilmente gestibili.

Funzione egregiamente anche il lato shooter, con sparatorie che possiedono sempre una piccola dose di verticalità, sempre pulite nei controlli e con un sistema di coperture praticamente invariato rispetto alla controparte casalinga. C'è perfino una maggiore precisione grazie all'utilizzo dei giroscopi, che permettono di effettuare piccole correzioni nella mira inclinando la console. L'unica vera pecca che ho riscontrato riguardo il reticolo di mira, un po' troppo ingombrante tanto da ostacolare più di una volta qualche headshot sulla distanza.


Il level design resta ancora una volta lineare, tranne per coloro che vogliono andare alla ricerca di tutti i segreti nascosti nel gioco. L'abisso d'oro è forse il capitolo più ricco da questo punto di vista. Non parliamo solo di tesori occasionali da raccogliere. Ognuno dei 34 capitoli del gioco comprende un gran numero di collezionabili dedicati. Si dovranno ad esempio fotografare deteminate parti dello scenario, oppure trovare alcuni simboli da ricopiare tramite semplice minigame basati sul touch. Una componente di gioco che aumenta leggeremente la percentuale di gameplay “adventure” presente in questo Uncharted, perfetto per chi vuole godere appieno di un level design che altrimenti accentuarebbe ancora di più la sua natura di corridoio.

Tecnicamente parliamo di un prodotto eccezionale, che non sfigura nemmeno di fronte a Drake's fortune. Alcuni scorci tolgono il fiato, la modellazione generale è ricca e dettagliata, l'illuminazione fa il suo sporco lavoro in ogni frangente. Un piccolo spettacolo tecnico, che non nasconde i suoi limiti portatili per quanto riguarda la presenza di aliasing e alcune animazioni, ma che riesce a presentarsi godibile e stabile per tutte l'avventura. Su buoni livelli anche la colonna sonora e gli effetti audio. L'ho giocato interamente con le cuffie e sembra di stare immersi in una foresta oppure di sentire una cascata in lontananza, un tocco atmosferico non da poco.

I limiti sono quelli che il fan della serie già si aspetta. Questo Uncharted mostra ancora una volta un sistema di platforming e una difficoltà generale che di certo non impenseriscono più di tanto i giocatori più navigati. La mia prima run l' ho fatta alla massima difficoltà disponibile ed è un peccato non poter provare fin da subito la modalità distruttivo, sbloccabile solo dopo una prima partita. Nemmeno quella offre chissà quale insormontabile sfida, però almeno spinge a sfruttare al meglio la frenesia dettata dal continuo cambio di coperture grazie ai danni subiti decisamente maggiori. Ma in fin dei conti due run sono d'obbligo, soprattutto per raccogliere tutti i segreti sparsi nei livelli.


E infine permettetemi un sincero sfogo nei confronti delle boss fight a base di QTE.
Possibile che, tra tutte le soluzioni di gameplay che si possono ideare per costruire una boss fight, si ricorra a quella più triste in circolazione? Già la storia non è affatto indimenticabile, però almeno lasciatemi il gusto di picchiare tramite gameplay il cattivone di turno.

In che modo quindi questo spin-off si rapporta nei confronti dei suoi predecessori?
L'abisso d'oro sta semplicemente nel mezzo. Non è mai troppo incline alle sparatorie come il primo capitolo, ma allo stesso tempo non è mai spettacolare e Hollywoodiano come il secondo, magnifico episodio. Un lavoro che spinge un po' di più la lancetta sui tesori e gli enigmi e che riesce a tenere bene il ritmo durante tutta la sua durata.

Un retroscena sulla vita di un giovane Drake di sicuro apprezzabile e perfetto per qualsiasi possessore di PSVita, capace di mettere bene in evidenza alcune peculiarità della console e mostrare un impatto a schermo notevole, senza però trascurare quel gameplay ibrido di avventura e azione che da sempre accompagna questo brand. Accessibile, longevo e con qualche piacevole aggiunta supportata principalmente dal touch screen della console, Uncharted L'abisso d'oro è un piacevole primo investimento per quanto riguarda il lato avventuroso della line up vita. Un punto di partenza che non innova e non sconvolge, ma che mette in risalto la voglia degli sviluppatori di portare un brand casalingo anche su una console portatile senza subire nessun peggioramento nel passaggio. E non è cosa da poco.



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