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mercoledì 1 giugno 2016

RECENSIONE - Uncharted 4: esperienza single player

PS4

Quando Naughty Dog prende in mano un hardware Sony sappiamo già che ti arriverà in faccia una bomba in pieno volto. L’hanno fatto con il primo capitolo della serie, uno dei primi giochi PS3 che ci hanno fatto esclamare ''wow hai visto l’erba?''. L’hanno fatto con il secondo, uno degli action-adventure meglio ritmati della scorsa generazione da
600 euracci al lancio. Ma l’hanno fatto pure con il deserto del terzo capitolo, sentivi quasi il calore sulla pelle mentre lo attraversavi. Quando poi arrivi a fine gen (con la nuova già annunciata e costruita) nemmeno te lo aspetti The last of us. Un survival horror? Quelli di Drake, Dexter e lo stile fortemente cartoon? Si, proprio loro, i cagnacci con la loro interpretazione di un genere che più adulto non si può. Arrivati in piena next-gen, sulla sempre in vantaggio PS4, saranno riusciti a fare di nuovo il salto di qualità tecnico e ludico? Per adesso anticipo un ''dipende''. Qualche salto c’è (forse pure troppi all’interno del gioco stesso) ma non è perfezione tutto ciò che luccica. Non è tutto 94, 95 e 96 sparati come se fossero sassolini su un lago. Ma a questo ci arriveremo più avanti.


Togliamoci immediatamente di torno il dente sui pregi tecnici di questo titolo, tanto ce lo hanno sbattuto in faccia fin dall’annuncio, sui siti, sul tubo, come font sulle cover, sugli spammer pubblicitari, sulla confezione del latte. Uncharted 4 (da adesso U4) è attualmente il nuovo parametro per tutto ciò che concerne il lato tecnico/grafico della corrente gen Sony, ma proprio senza pensarci un attimo. La sua cura è encomiabile, dalle animazioni ai tessuti, dai volti alle foglie, dagli scenari all’illuminazione. Siamo quasi al limite dello sfarzo, davvero. Se la vostra intenzione un giorno è quella di girare il mondo e visitare posti diversi, Uncharted 4 ve ne regala un assaggio, senza muovere il culo dalla poltrona di casa vostra. I soldi di Sony e l’innata capacità di questi sviluppatori nello spremere i suoi hardware lasciano ancora una volta senza fiato, al punto che ti chiederai ancora una volta ''cosa sforneranno a fine gen?''. Forse The last of us 2, speriamo. Ma questo è un altro discorso.

 No, non è un artwork

L’ovvio è stato detto, quindi parliamo della ciccia, quello che interessa ad ogni giocatore che si rispetti: Il gioco. Cosa ci troviamo per le mani con questo quarto capitolo? Semplicemente, Uncharted. Ho sentito parlare di open world (che sembra uscire dalle fottute pareti), ma non è poi così giusto visto che, a conti fatti, non lo è affatto. La formula alla base del titolo resta quella, un misto di scalate, script al cardiopalma, qualche enigma, la solita trave che cade solo quando Drake ci mette l’unghia del piede sopra e una componente TPS non da poco. L'essere però ambientato in qualche scenario più grandino non lo trasforma automaticamente in un open world/free roaming. Può darne l'impressione a livello visivo, può avere due stradine invece di una mentre guidi la jeep (si, c’è anche quella, e si guida una bellezza), può avere un campo per gli scontri a fuoco più ingrandito, ma resta una formula che già conosciamo. Le differenze più sostanziali risiedono nel rampino e il piccone, che vanno ad aggiungere qualche manovra in più alle monotone (poi ne parliamo) scalate, e al lato stealth, questa volta più puro che in passato, che permette al giocatore di usarlo a proprio vantaggio e risparmiarsi completamente un bel po’ di scontri a fuoco. I comandi funzionano come sempre, la verticalità rende il gunplay vario e accattivante, la modalità difficile (che consiglio di selezionare fin da subito) rende anche abbastanza dignitosa la sfida e l’appagamento generale. Un gioco come sempre ben confezionato.


Ma c’è qualcosa che purtroppo ha abbassato il ritmo di gioco, che mi ha fatto ''sentire'' tutte e quindici le ore impiegate per portare a termine questa avventura, cosa che non dovrebbe accadere, soprattutto dopo un Uncharted 2. Parlo della componente adventure, che in questo capitolo prende parecchia più percentuale rispetto all’azione. Se mi aumentate la dose di salti e scalate, dovete obbligatoriamente renderle un minimo più complesse e meglio realizzate come level design stesso. Il giocatore deve accendersi durante queste fasi, deve guardare lo scenario ed elaborare di conseguenza. Sei già troppo spettatore in questo genere di videogame, ma non dovresti farlo anche durante le fasi di gioco. U4 non doveva necessariamente ingrandire la noia, ma doveva espanderla e perfezionarla, creando un’avventura raccontata dal level design, anche a costo di concentrarsi su meno location visitabili. Del viaggio ti resta più che altro la cartolina, no quel momento o quel picco di creatività ludica. Tutte queste cose sono lasciate ancora una volta all’interno degli script, che per un giocatore che ama la formula rappresentano davvero il top. Parliamo davvero di momenti di ottima regia, con esplosioni e corse mostruose che trasformano il gioco in una vera e propria pellicola cinematografica.

 Uno dei momenti più fuori di testa del gioco, e non è nemmeno l'unico

Gli scontri a fuoco invece restano l’aspetto strettamente ludico più curato e soddisfacente del gioco. Non a caso è proprio in questi frangenti che il gamer accende finalmente la lampadina dell’attenzione. Troviamo della mappe dal level design ben studiato, coperture che si distruggono rendendo frenetici gli scontri, verticalità elevata all’ennesima potenza, attacchi e fasi stealth più marcate, un rampino che funge anche da attacco a sorpresa dall'alto. Insomma, una gestione da third person shooter dannatamente ben fatta e divertente, che viene valorizzata maggiormente alle difficoltà più alte. Ho fatto un giro anche in normal mode e non c’è proprio paragone, se volete quantomeno divertirvi e sperimentare quei pochi scontri che il gioco offre, selezionate almeno la modalità difficile e non ve ne pentirete.

Un altro aspetto che non lascerà poi così tanto il segno è senz’altro la storia. Ma parliamo pur sempre di un brand che non ha mai pretesto di essere un capolavoro di profondità e significati celati. U4 racconta una storia leggera, con qualche battuta divertente, tanti momenti cinematografici e dialoghi sempliciotti. Interessante invece il lato flashback del titolo, che va a mettere una pezza su un background dei protagonisti mai preso troppo in considerazione finora. Una mossa che farà sicuramente piacere ai fan.


Dove stupisce invece è sul lato interpretativo, che prende a piene mai dal precedente lavoro dei Naughty Dog, quel The last of us tanto bello quanto espressivo. Anche in questo titolo riesci quasi a sentire le emozioni dei personaggi solo osservando uno sguardo o un movimento del volto, con una soluzione visiva che non vedremo tutti i giorni nel mercato tripla A, e questo non fa altro che rafforzare tutto il lato tecnico già elogiato nelle prime righe. Di sicuro un esempio da seguire per chi, oltre alla trama, vuole raccontare attraverso attori digitali.

Uncharted 4 resta quindi un’ottima esclusiva per PS4 che espande qualcosa ma non migliora, presentando qualche calo di ritmo causato da scalate sempliciotte e un level design nell’esplorazione che non lo fa eccellere proprio nel lato avventuroso che egli stesso ha ampliato in questo ennesimo capitolo. U4 è semplicemente un buono gioco, una killer application solo tecnica che immerge il giocatore in quintali di ambientazioni bellissime e sfonda nuovi parametri grafici attualmente disponibili su console. Ma gli orpelli estetici per me sono e resteranno sempre un plus all’esperienza complessiva che dovrebbe presentare un titolo di nuova generazione. Ad Uncharted 4 non manca il momento scriptato esaltante, manca semplicemente quella fase di gameplay indimenticabile, quel percorso geniale, quel boss ben fatto, quell’enigma sorprendente. E’ un gioco che rallenta dove dovrebbe eccellere e potenzia dove era già il primo della classe. Per un fan è oro, per gli amici che verranno a casa la cosa più bella mai vista a schermo, ma resta un’avventura semplice e spensierata per tutti quelli che cercano un gameplay più complesso e appagante.

Non un limite del gioco, a conti fatti. E’ solo il risultato di un titolo creato per entrare nell’ottica del videogame cinematografico. Un bene o un male dipende solo dal tipo di giocatore che si appresta a viverlo.



3 commenti:

  1. In pratica un gioco molto buono da vedere, da giocare un pelo meno e che rispetto alla critica è un po' sopravvalutato.
    Dall'articolo me lo immagino più come il terzo capitolo, ma espanso. Il che non mi fa impazzire visto che il 3 mi è piaciuto davvero poco, mi sentivo troppo spettatore e poco giocatore. Mi dispiace leggere che non vi sarà quel buon mix del 2.

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  2. Ora che sono arrivato a circa 10 ore di gioco posso affermare di essere pienamente d'accordo con la tua analisi. In realtà non mi aspettavo altro. I giochi della serie mi hanno sempre lasciato la sensazione di eccessiva leggerezza, sia nella storia che nel gameplay. Certo, questo capitolo, è meglio rifinito degli altri, ma, come scrivi, rimane un mero divertimento ludico. Speriamo in un The last of us 2 che ci riporti ad emozioni più profonde e coinvolgenti.

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  3. Ottima recensione, condivido pienamente, specialmente le ultime righe: manca quella scintilla che ti resta nel cuore, non la livello tecnico/grafico, ma a livello di puro gameplay. Cosa che per me accadde in TLOU, con tutta la profonda parte survival (raccogliere scorte ed ingranaggi, potenziare le armi e joel)e per quanto riguarda il lore, che si delineava leggendo i vari appunti ed osservando i luoghi in cui si trovavano (cosa in parte ripresa da U4 anche se in modo meno marcato).

    (sono Rapt del forum)

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