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giovedì 7 luglio 2016

SPECIALE - The Witcher III: Il Tempo del disprezzo e della comprensione - PARTE III

LO STILE ELFICO INCONFONDIBILE

PC | PS4 | XBOX ONE 

E' interessante evidenziare in TW3 una rilettura del racconto dal punto di vista degli elfi che hanno perseguito questo scopo di conquista, fin dal principio. Nella loro ammirabile conoscenza dei mondi e delle razze umane e semi-umane, i saggi Aen Saevherne sapevano, e hanno fatto tutto il possibile, per evitare ogni influenza esterna che si frapponesse tra l'opera e il risultato finale.
Una interruzione del flusso che potesse interferire con il concretizzarsi della loro distruzione, già ampiamente annunciata e profetizzata, era da evitare, ad ogni costo. Zirael/Ciri, come fine ultimo, doveva sacrificarsi. Questo era l'obiettivo primario degli elfi. Ma chi sono queste pallide figure dietro le quinte di The Witcher 3? C'è molto da analizzare e su cui costruire teorie.

Preliminarmente, l'idea alla base del gioco e in parte nei libri, è molto convincente: sia Aen Seavherne che Dearg Ruadhri devono operare per far sì che la profezia del sacrificio di Ciri si compia.
Eredin Brèacc Glas, il Re della Caccia Selvaggia, deve spazzare via con la brutale forza dei suoi generali tutte le resistenze e piegare coloro che proteggono la piccola rondine.
Avallac'h invece, deve muoversi con l'inganno finale, l’ultima loro possibilità per scongiurare il destino dei mondi che incombe minaccioso.
Avallac'h (La Volpe) ed Eredin (Lo Sparviero/Sparviere) hanno attriti sulla linea di comando, ma c'è un'intelligenza che accarezza entrambi e li spinge a perseguire il loro scopo. Non è una guerra aperta come due umani farebbero, il loro è un antagonismo collaborazionista controllato, tipico della razza elfica per giungere alla conquista finale e l'obiettivo perseguito. Volgerà a drammatiche conseguenze, ma solo perché uno tra i due comandanti elfici prevale sul metodo in opera del collega, o per dirla in maniera più blanda, è più scaltro dell'altro.

Il Re ed i suoi fieri comandanti

Nel concreto questa alleanza ha un solo scopo comunitario: se Eredin spazza via Geralt e i suoi amici, con la mera forza bruta della sua Caccia Selvaggia, per Avallac'h va bene, purché Ciri non venga ferita durante il processo. Se Avallac'h, invece, riesce a circuire la piccola rondine, convincendola, il risultato è comunque ampiamente soddisfacente ed accettabile.
Avallac'h in TW3 è la vera nemesi dell'intero gioco. Nemesi che attraverso una fitta rete di intrighi e sotterfugi, pianifica attentamente quello che già aveva ampiamente annunciato a Geralt ne "La Torre della Rondine" il settimo libro della saga di A. Sapkowski.

L'elfo è una nemesi eccezionale, che abilmente fa impigliare nella sua fitta ragnatela di intrighi ed inganni, ogni singolo personaggio del gioco, compreso lo stesso Eredin.
E' interessante notare che Avallac'h non ha legami affettivi (ne tantomeno di amicizia) con nessuno del gruppo di Geralt. Questo aspetto è fondamentale per i piani della Volpe, per poter realizzare i suoi scopi.

Dopotutto l'elfo non ha alcun interesse nello stipulare accordi o provare simpatie verso gli amici di Geralt. Per la Volpe non contano assolutamente nulla, sono solo figure di passaggio. In passato l'elfo avrà modo di specificare, proprio in un passaggio cartaceo, le sue ferme intenzioni, rivolgendosi al Lupo Bianco. Avallac'h non farà nulla di meno che strappare Ciri a Geralt, per la salvezza del suo mondo e secondariamente, per quello degli umani. E' una velata minaccia, un chiaro avvertimento allo strigo, dichiarato a petto gonfio dall'elfo, che non lascia molto adito a dubbi sui suoi scopi e sulle sue mire.
"Supponiamo per un momento che io sappia davvero che cosa succederà, che veda nel futuro", disse l'elfo. "Se ti dicessi che quanto deve accadere accadrà comunque, indipendentemente dagli sforzi da te compiuti?" ...
(da notare come le parole del saggio elfico Avallac'h combaciano perfettamente con l'epilogo del gioco)


"La conseguenza diretta ed immediata della tua ingerenza nelle macine del Fine e del Piano sarà la morte di migliaia e migliaia di persone. Cosa del resto priva di grande importanza, giacché poco dopo ne moriranno milioni e milioni" ...

"Sarei piuttosto curioso di sapere che cosa può combinare una pietruzza che cada negli ingranaggi della macine" ... (Geralt, nella fattispecie, è la pietruzza)

Alcuni passaggi di Avallac'h (pag 299 La Torre della Rondine)


Il recupero di Ciri è quindi una priorità assoluta, per entrambi i comandanti.
Se Avallac'h con abili sotterfugi politici, abilmente mascherati da finta alleanza, arrivasse senza colpo ferire, sulla piccola Zirael, tanto di guadagnato. Meglio che risolvere con il ferro e il sangue, il metodo di Eredin.
Nei libri c'è una sorta di collaborazione tra questi due governanti, nel gioco c'è una tacita collaborazione antagonista. I due elfi non operano apertamente ma strategicamente ed in segreto, usando abili meccanismi confini alla loro natura.
Entrambi cercano di arrivare allo stesso obiettivo, la mossa geniale è provare su due strade diverse: politica e forza militare che trottano in concomitanza per lo scopo finale. Entrambi sanno che la loro sfida porta comunque ad un risultato voluto e fortemente perseguito da entrambi: la cattura di Cirilla.
Non importa dunque il metodo, conta esclusivamente il risultato.


Un passaggio cruciale della loro sfida è la maledizione che Eredin lancia su Avallac'h. Non appena ne veniamo a conoscenza sembrano scontati i ruoli di vittima e carnefice. Ma c'è molto da analizzare in questo passaggio della trama. E' possibile che sia tutto pianificato da Avallac'h?
La Volpe potrebbe essere talmente abile da collaborare persino con la faccenda della maledizione? Anche questa considerazione è molto interessante e non priva di spunti e suggestioni affascinanti. Per conquistarsi la fiducia di Geralt e del suo gruppo, fino a che punto Avallac'h sarebbe disposto ad arrivare? Addirittura farsi maledire per suscitare pietà e scalare rapidamente la loro fiducia?

Secondo alcuni, lo potrebbe fare.


Crevan Espane aep Caomhan Macha, conosciuto come Avallac'h, è un elfo degli Aen Saevherne (i saggi elfici) di Tir ná Lia. Viaggiò tra i due mondi degli Aen Elle e degli Aen Seidhe. Conobbe Geralt di Rivia nei pressi delle catacombe elfiche di Tir ná Béa Arainne (nel libro La Torre della Rondine), a cui raccontò la profezia del Bianco Gelo, connessa con Ciri. Tra gli unicorni era conosciuto come "La Volpe" a causa della sua enorme furbizia.



Eredin Bréacc Glas era in origine il comandante elfo di una unità di cavalleria pesante scelta, conosciuta come i Dearg Ruadhri, o "Cavalieri Rossi". I cavalieri della Caccia Selvaggia, dalle caratteristiche armature a piastre pesanti di acciaio meteorico dalle fattezze spaventose. Questa armata solcava i cieli e gettavano nel terrore gli uomini, viaggiavano nel Vecchio Continente apparendo come orribili spettri, ma erano elfi Aen Elle. "Lo Sparviero/Sparviere" deriva dalla sua caparbia e ferocia.


"Cavalcano destrieri spettrali, e indossano armature di piastre arrugginite e cotte di maglia, mantelli stracciati e elmi corrosi adorni di corna, o copricapi con gusci di ostriche e piume di uccello. Gli spettri hanno occhi fiammeggiati. In testa alla cavalleria demoniaca, galoppa uno spirito armato, con una corona sull'elmo e al collo un pendente che batte ritmicamente sull'armatura."


Descrizione ne La Torre della Rondine
Decompiliamo, o proviamo a farlo, le nature elfiche di Avallac'h ed Eredin, dopo aver accennato delle loro origini.

Le evoluzioni del Re, fin dal primo capitolo

Avallac'h appartiene ad una razza che tiene in grande considerazione la vita, anche quella dei suoi nemici. Preferirebbe convincere Ciri piuttosto che spargere sangue innocente, preferirebbe circuire anziché usare la spada. Eredin al contrario, appare invece più determinato, facendo un ampio sfoggio della sua forza bruta e del suo reggimento spettrale. Però solo apparentemente Avallac'h è un debole, è la stessa illusione che ingannerà Ciri, Geralt e lo stesso Eredin, ed è la stessa illusione su cui Avallac'h abilmente conta. Il più forte, è in realtà il più debole e viceversa. Avallac'h è molto più determinato di Eredin a raggiungere i suoi scopi, il saggio elfico è un attento stratega, un abilissimo manipolatore che mostra tutto il suo talento proprio nelle battute finali del gioco. Non dimostrando incertezze ed il suo piano è praticamente perfetto. Con abili mosse la Volpe sale persino nella catena di comando degli elfi Aen Elle.
Lo scopo di entrambi i comandanti elfici dopotutto è comunitario: mettere le mani sulla discendente del Sangue Antico. Le motivazioni ci portano a tracciare un breve profilo sul complesso intreccio tra Ciri, Eredin, Avallac'h ed Oberon, il Re degli Aen Elle. La materia merita una menzione particolare, a costo di rendere ancora più complesso il racconto che abbiamo dinnanzi.

Quanto segue è una sinossi di una parte di quello che avviene nel libro "La Signora del Lago", ed ha collegamenti con quanto giochiamo in TW3.

Dopo essere entrata nella Torre della Rondine, Ciri si ritrova nel mondo degli Aen Elle, gli antichi elfi del Popolo degli Ontani. Prima ospite, poi prigioniera a Tir nà Lia, durante il suo soggiorno viene lentamente ma inesorabilmente plagiata da Avalallac'h. Il saggio, dopo qualche giorno, si decide a rivelarle perché viene tenuta in quel luogo, contro la sua volontà: le è richiesto di procreare con nientemeno che con il Re degli Ontani: Oberon Muircetach. Una unione e conseguentemente un figlio riporterebbe il Sangue Antico alla stirpe degli elfi come un tempo, quando Lara Dorren era ancora in vita. Ciri capisce che solo assecondando i loro piani potrà tornare al suo mondo, e decide quindi di concedersi ad Oberon. Questi però, dopo più tentativi nel giro di quattro notti, non riesce a portare a compimento un rapporto sessuale con la ragazza, e dopo una violenta lite tra i due, Ciri decide di cercare di fuggire a cavallo della sua giumenta Kelpie, il mattino dopo. Un'ultima visita al re degli elfi però mette Ciri in un guaio: trova in fin di vita il Re con una boccetta di un liquido sconosciuto ancora stretta in mano, la stessa che pochi giorni prima, Eredin, voleva dare a Ciri per farla bere al re, la ragazza fugge via fiume verso il luogo d'incontro deciso il giorno prima con gli unicorni, vedendosi però sbarrata la strada da Eredin che...

Nella parte finale del gioco ci sono poche linee di dialogo dedicate ad Eredin. Ma ci sono un paio di passaggi fondamentali. Due linee specifiche rivelano tutto o quantomeno fanno percepire chiaramente, almeno a chi ha letto i libri, un interessante rilettura dell'epilogo. Lo Sparviere mentre esala l'ultimo respiro, ferito a morte dalla spada dello strigo, lancia un ultimo bizzarro monito

"Così..Witcher..siamo stati ingannati...entrambi"

Con questa enigmatica frase, il Re della Caccia Selvaggia muore ma..ci lascia pieni di dubbi.   



LA PAURA DEI RE

Per quale motivo Eredin maledice Avallac'h? Ebbene, le motivazioni alla base di tutto questo sono molto interessanti, come sempre nascono in parte dai libri, ma trovano conferma nell'ultimo gioco, con una lucidità narrativa a dir poco straordinaria. Tutto mi fa pensare a due distinte soluzioni, entrambe azzardate, è bene chiarirlo fin da ora.

La prima teoria è che Avallac'h si lasci lanciare addosso la maledizione da Eredin. Egli sa che in quella pietosa condizione deforme (Uma) muoverà sicuramente a compassione Geralt, permettendogli di infiltrarsi facilmente nel gruppo, anche dopo che verrà ipoteticamente salvato da Geralt ed i suoi amici. Avallac'h passerà semplicemente come un nuovo alleato del gruppo formatosi, fornendo diversi aiuti (come ad esempio rintracciare Eredin, per secondi fini) e ben presto otterrà la fiducia, salvo perfidamente raggiungere quello che vuole, esattamente come il Re della Caccia Selvaggia.

Come può sperare però che la maledizione venga efficientemente rimossa? E' una teoria azzardata, perchè non trova alcuna reale conferma nel gioco. Avallac'h probabilmente sapeva come avrebbe agito Geralt di Rivia. Contando su questo, il piano è indubbiamente rischioso o forse perfettamente studiato, proprio da una mente elfica, semplicemente superiore.

Lo spettrale Re della Caccia Selvaggia

La seconda ipotesi, ben più concreta, è che Eredin, voglia assicurarsi che Avallac'h non lo intralci per quanto è successo nelle camere reali di Re Oberon, Avallac'h sa dell'assassinio.
Poiché la boccetta data al Re (che doveva contenere un potente stimolante erotico, che permettesse al Re Oberon di copulare con Ciri), invece era (supposizione) veleno.I libri non spiegano ne chiariscono se è il cuore del Re elfo che non regge lo stimolante erotico e nemmeno se si trattasse di veleno (ne dubito, le conoscenze degli elfi lo avrebbero individuato). Quello che si sa per certo, è che a Ciri viene offerta una collaborazione che la ragazza puntualmente rifiuta. Avallac'h è a conoscenza di questo regicidio, quindi deve essere eliminato o messo a tacere per sempre.

Nei libri scopriamo che è Eredin ad avvelenare Oberon Muircetach, è la sua mano, a compiere il misfatto, sebbene indirettamente. Eredin ne usurpa il posto ed assieme ad Avallac'h, diventa uno dei tre (2) governanti degli Aen Elle. Obliata la monarchia elfica, ora restano solo "L'Esercito" e "Gli Studiosi" a governare e garantire la conquista al popolo elfico Aen Elle e di Tir ná Lia.
Ma quel "ci ha ingannati entrambi" di Eredin è quantomeno criptico.
A cosa si riferisce Eredin? Al doppio gioco di Avallac'h? Lo scopo non era quello di infiltrarsi nel gruppo fin dal principio del resto? O forse al fatto che con l'ennesimo abile stratagemma, Avallac'h è di fatto, l'unico governante degli Aen Elle e questo pensiero raggiunge il Re della Caccia Selvaggia solo a morte certa. O forse la boccetta di liquido grigio ambra è stata consigliata proprio dalla Volpe ad Eredin? O magari Avallac'h ha gestito perfettamente la sua condizione di improvvisa alleanza dopo aver rimosso la sua mostruosa condizione?
Geralt alla fine, prevale, ed uccide il Re della Caccia Selvaggia.
Anche questo è un abile meccanismo, ordito alla Volpe che in un sol colpo sperava che sia Geralt che Eredin, si annientassero a vicenda, lasciandogli campo aperto di agire con Ciri come meglio credeva.

C'è un ulteriore aspetto specifico, per trovarlo dobbiamo prendere diversi punti ne "La Signora del Lago" che sotto intendono, inoltre, uno strano interesse di Eredin per Cirilla e una conseguente gelosia di Avallac'h.
Prima l'elfo la invita dentro un padiglione con un letto, ma senza spingere la situazione in alcun modo, poi le affibbia strani complimenti come "farfalla", poi le chiede di pranzare assieme (pagine 222-223.. de "La Signora del Lago")
Eredin sta cercando in qualche modo di suggellare un'alleanza con Ciri? Avallac'h l'approva? O vede un rivale?

Imerlith passa come essere crudele ma in realtà è solo un granello nelle macine

In The Witcher 3, Eredin è solo il nemico finale, completamente privato di questi aspetti passionali e in fin dei conti, molto umani. Tuttavia, c'è un malcelato tocco di follia possessiva nel Re dei Cavalieri Rossi nei confronti di Cirilla e il gioco sembra rafforzare questa sensazione.
Forse c'è qualcosa di più che un semplice interesse di dominare e ripristinare il Cancello dei Mondi, passando come il salvatore che ha usato la piccola Rondine umana, per la sua razza. Ciri dopotutto possiede il sangue di Lara Dorren, nelle sue vene pulsa il sangue di una nuova stirpe reale, pronta ad accogliere una nuova linea elfica, forse persino la sua.

Eredin, nonostante i suoi propositi e miraggi di conquista, viene però consumato dalla paura.
Vicino alla zona est della fontana a Tir nà Lia, c'è un libro da raccogliere. Dentro questo tomo c'è un racconto di un saggio elfico che testimonia che il Bianco Gelo sta già erodendo (sebbene lentamente) il mondo dello Sparviere e della Volpe. Questo sconfessa la tesi che vedeva il Bianco Gelo come un avvenimento futuro, legato alla profezia. Il White Frost è già passato, è già filtrato, attraverso la spirale e sta già consumando un mondo, quello degli elfi. Eredin è mosso dalla paura, la paura, porta alla violenza, attraverso la quale egli ne è completamente dominato. La paura di vedere il suo mondo sparire, la paura dell'impotenza, la paura di perdere la sua opportunità di comando. Avallac'h al contrario, è un freddo e lucido calcolatore, c'è anche un dialogo specifico in cui egli chiarisce meglio la sua visione su Eredin.

"Eredin è dominato dalla paura...io mi rifiuto di soccombere ad essa"


Caranthir, l'enfant prodige di Avallac'h

E' molto interessante anche il rapporto tra Avallac'h e Ciri.
Nei libri e anche nel gioco, l'elfo è molto gentile e premuroso verso Zirael. Non si scompone mai nemmeno quando Ciri lo provoca apertamente dicendogli che lo odia. Solo quando Ciri lo canzona alludendo che ogni sua azione è legata in realtà ai suoi bassi istinti sessuali, l'elfo perde la ragione. Quasi al punto di fare quasi del male a Cirilla. Qualcosa arde dentro l'elfo, qualcosa di incontrollabile.
Dentro Ciri, da qualche parte, c'è il sangue della donna che Avallac'h amava, ma nello stesso modo, c'è anche il sangue impuro di quella razza infida (gli umani) che gliel'hanno portata via "distruggendo tutto". Avallac'h prova amore ed odio, equiparato tra queste due forti correnti di sentimenti che combattono dentro di lui. Anche l'inciso nel gioco quando l'elfa che incontriamo nel laboratorio segreto di Avallac'h ci rivela un colpo di scena inaspettato:
"Lui è disgustato da Ciri ma alla fin fine fa quello che deve fare per portare a termine il suo compito"

Non mancano altre interessanti considerazioni su questo strano triangolo di personaggi. Ma per ora congedo i miei gentili lettori che mi hanno seguito fino a questo punto.

"Ti mostrerò come usare il tuo potere"


1 commento:

  1. Questa terza parte è ancora più interessante delle altre due Aku, ti sei superato.
    - Joseph

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