venerdì 14 ottobre 2016

RECENSIONE - Brothers: a tale of two sons

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Brothers: a tales of two sons ha conquistato il panorama videoludico grazie alla sua idea originale di dare al giocatore il pieno controllo contemporaneamente di due personaggi; una condizione inusuale che ha permesso l'apertura a diverse applicazioni molto interessanti.
I puzzle ambientali presenti sono abbastanza facili, donando all'opera un'ottima scorrevolezza, garantita anche dai numerosi punti di salvataggio che evitano la frustrazione di ripercorrere lunghi spezzoni in caso di morte.
Facili perché di oggetti con cui interagire non ce ne sono molti e i nostri due personaggi controllati sono privi di abilità particolari; dunque sebbene siano presenti delle situazioni che fanno perdere del tempo a ragionarci su e che strappano qualche “bravi” agli sviluppatori per belle pensate, questo periodo è generalmente breve viste che di possibili cose da fare non ce ne sono moltissime e la scelta presto ricade nella serie di azioni giuste.
Ciò nonostante i puzzle restano piacevoli e, proprio perché semplici ma non automatici, c'è gusto nel proseguire, senza la sensazione di avere la strada spianata.
Mancano delle vere e proprie situazioni pericolose che diano “un'accelerata”, riversando tensione nella fruizione tranquilla che il gioco propone degli enigmi; o meglio ci sono un paio di sezioni di fuga, ma sono così brevi da non riuscire ad avere il tempo di avvertirne la pressione.
Una scelta degli sviluppatori condivisibile in relazione ai difetti del titolo, in quanto sottoporre il giocatore a compiere azioni molto velocemente avrebbe posato l'accento su un comparto animazioni non proprio riuscitissimo, che non pesa in negativo più di tanto visto l'incedere pacato che caratterizza il gioco nel più delle situazioni.


Il sistema di controllo è un po' difficile da gestire. Dovendo muovere due personaggi contemporaneamente con stick sinistro (movimento) + dorsale sinistro (azione) per il fratello maggiore e stick destro (movimento) + dorsale destro (azione) per il fratello minore, serve un po' di allenamento e concentrazione per evitare che i nostri due alter ego vaghino senza zigzagare come due ubriachi. Ancor più attenzione serve nei salti appesi a sporgenze.

Le ambientazioni artisticamente sono davvero fantastiche. Non originalissime in quanto un po' ispirate a fiabe (Jack e il fagiolo magico ad esempio), un po' a film fantasy (Il Signore degli Anelli su tutti), un po' ad altri videogiochi (il riferimento ad Ico nelle panchine di marmo che si incontrano regolarmente avanzando nel gioco ne è una testimonianza inconfutabile), ma specie nella parte finale si attraversano percorsi davvero memorabili.

I personaggi del mondo di Brothers: a tale of two sons sono altrettanto dejavù, ma riesce lo stesso a mixare in modo convincente le figure classiche del fantasy quali troll, giganti, pseudo grifoni... tirando fuori un'avventura piacevole, anche per via dei tanti cambi di ambientazione che affronteremo.


Il sonoro fatto di rumori ambientali fa il suo, anche se di certo difficilmente qualcuno se ne ricorderà, tanto più che il volume (quanto meno nella versione PS3 oggetto dell'analisi) è bassissimo, obbligando ad alzare il volume del televisore al massimo, senza contare qualche problema di compressione delle tracce.
Felice la scelta di non inserire dialoghi e testi a schermo, la trama è comprensibile anche senza e la scelta aggiunge atmosfera.
Positivo anche far parlare i personaggi con una lingua inventata, riportando alla mente una sensazione molto Ueda style.

Tecnicamente il gioco ha parecchi problemi: frame rate instabile, caricamento di texture ed ombre ritardato, modelli poligonali scadenti, aliasing, tearing, non tutti gli shader convincenti, caricamenti sin troppi lunghi in caso di morte, difetti banali come il già citato volume dell'audio bassissimo, le stesse animazioni poco rifinite (con salti in molti casi poco credibili); ma nessuno di questi difetti comporta problemi rilevanti al giocato non risultando tali da sconsigliare l'acquisito di Brothers ma semplicemente palesano agli occhi di chiunque come si sia al cospetto di un progetto indie dal costo di sviluppo contenuto.

La longevità si attesta sulle 3 ore, un tempo breve ma sufficiente per concludere la storia senza la sensazione di averla tirata per le corte regalando una sensazione di soddisfazione.
Rigiocabilità purtroppo praticamente inesistente trattandosi di un puzzle game in cui il new game plus non sblocca nessun cambiamento.



Brothers: A Tale Of two Sons è un gran indie, dotato di un level design ben pensato ed alla portata di tutti, seppur non banale, e un'atmosfera coinvolgente. I problemi tecnici non sono tali da inficiare in modo rilevante il giocato, consigliato dunque a chiunque non si voglia perdere una bella avventura.

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